EQR 26: Omaggio agli Stadio

I “Ragazzi Acqua e Sapone” nella prima assoluta al Rex.

di Enrico Daniele

Sabato 7 marzo con inizio alle ore 21 il Cinema Teatro Rex di Sant’Osvaldo propone la quarta serata della rassegna “E qualcosa rimane” ed. 2026.

Stavolta lo spettacolo proposto sarà un omaggio agli Stadio, una delle band che ha caratterizzato la musica italiana tra la fine degli anni ’70 – quando erano gruppo di supporto a Lucio Dalla – sino agli anni 2000 culminati con il successo al Festival di Sanremo del 2016 con il brano “Un giorno mi dirai”. Molto apprezzato il loro ritorno sul palco dell’Ariston proprio nell’ultima edizione della kermesse italiana quando, nella serata “cover”, hanno cantato “L’ultima luna” di Dalla in coppia con Tommaso Paradiso.

“Sin da giovanissimo ho apprezzato gli Stadio – ci racconta Andrea Badan, direttore artistico de “I Ragazzi Acqua e Sapone” – Ho sposato subito i loro gusti musicali e lo scorso anno ha iniziato a prendere forma un’idea che avevo da tempo, cioè quella di realizzare uno spettacolo in omaggio alla band di Curreri & C.”

Notevole l’influenza di Dalla nel percorso artistico della band nata a Bologna nel 1977 e la proposta di sabato prossimo si lega a doppio filo con quella del Direttore Artistico della rassegna Charlie Agostini, che con la Compagnia Strapalco sin dal 2023 omaggia Dalla con “Domenico Sputo, in arte Lucio Dalla”, la pièce che infila “sold out” ad ogni rappresentazione.

“Lo spettacolo che proporremo – continua Badan – è costruito ispirandoci a Stadio Mobile Live, primo album dal vivo degli Stadio del 1993, con arrangiamenti sviluppati personalmente e adattati strada facendo alle caratteristiche dei componenti della band”

Band composta, oltre che da Andrea Badan (piano), dalle voci di Marco Mengato e Romer Marini; dalla batteria di Denis Centanin, il basso di Giulia Falcomer, la chitarra di Davide Mangano, e dalla sezione fiati con il sax di Matteo Pescarolo, la tromba di Thomas Vedovato e il trombone di Felicia Porter. Voce narrante Donatella Badan.

Realizzazione grafica e organizzazione a cura di Alice Bortoletto. Sound engineer Filippo Archesso e Light designer Ionel Boldescu.

Premesse, queste, che pongono molte aspettative all’affezionato pubblico del Rex per il prossimo sabato.

Come di consueto, la corsa all’accaparrarsi il biglietto per la serata è iniziato da tempo ma qualche posto è ancora disponibile per gli ultimi ritardatari.

Sarà possibile effettuare l’acquisto del biglietto (euro 12 – posto numerato) presso il botteghino del Rex negli orari di apertura, o tramite il sito a questo link https://ticket.cinebot.it/rex/titolo/1000.

EQR 26 Non solo medley

La MedLadies Band sbanca il Rex con un grande spettacolo.

di Enrico Daniele.

Credit photo: Laura Minotto

Continua a stupire il grande successo che sta ottenendo l’undicesima rassegna “E qualcosa rimane” ed. 2026.

La scommessa per la 3a serata della ormai storica kermesse musicale del direttore artistico Charlie Agostini e degli organizzatori, era quella di riuscire a portare sul mitico palco del Cinema Teatro Rex una band giovane e la MedLeadies Band, sabato 21 febbraio ha notevolmente contribuito a farla vincere, sbancando il botteghino, a corto di biglietti già a inizio settimana.

“Voci in scena – playlist di una vita”, infatti, non ha deluso le aspettative proponendo uno spettacolo musicale in prima assoluta di grande livello qualitativo per interpretazione, musiche, monologhi, balletto e scenografia.

Non un semplice e scontato medley di canzoni, interpretate dalle tre front women – Anna Minotto, Erika Zanchetta e Sara Moschin, ma un insieme coordinato di brani sapientemente fusi per tematiche e sonorità. Sugli scudi la chitarra solista di Mauro Ferreri e le tastiere di Jonathan Iacovelli, il basso puntuale di Valentina Brocadello e la batteria di Ugo Ruggero (e non me ne voglia quest’ultimo se, a mio modesto parere, alcune volte è stato un po’ sopra le righe coprendo i colleghi sul palco). Quattro gli ospiti che hanno completato la band per la serata a cominciare dal gentile e gradevolmente tagliente violino di Alice Dal Col; ottimo l’arricchimento recitativo degli intermezzi di Luca Rossi e le performances dei due ballerini, Andrea Ghilardi e Kevin Amadio. Le proiezioni sullo sfondo e le mirabolanti luci di scena hanno contribuito a coinvolgere emotivamente il pubblico.

Il repertorio proposto spaziava dal pop-dance degli anni ’70 (Diana Ross, Gloria Gaynor, Donna Summer, ABBA…), alle colonne sonore degli ’80 (Flashdance e Fame), ai successi degli italiani di Battisti, Zucchero, Alice, Alexia, Elisa, Giorgia…(solo per citarne alcuni) sino ai più recenti, tra gli altri, di Anastacia, Daft Punk, Adele, Bruno Mars, Cristina Aguilera, Shakira, Ricky Martin…

Due ore di ritmo incalzante, amabilmente intrecciato con brani più soft, cantati o solo suonati, che hanno racchiuso epoche e stili diversi, quasi senza che il pubblico se ne accorgesse.

Tanti gli applausi a fine concerto e le congratulazioni ad artisti e organizzatori.

Ora, l’attesa è per la quarta serata, il 7 marzo prossimo quando il palco del Rex ospiterà Andrea Badan e la sua band, “I Ragazzi Acqua e Sapone”, nell’omaggio agli Stadio, partiti come gruppo spalla di Lucio Dalla proseguito con un autonomo percorso artistico, ricco di successi.

Sarà possibile effettuare l’acquisto del biglietto (euro 12 – posto numerato) presso il botteghino del Rex negli orari di apertura, o tramite il sito a questo link https://ticket.cinebot.it/rex/titolo/1000. Le prevendite sono iniziate ormai da un mese e quindi affrettatevi per non perdere il vostro posto in sala.

EQR 26: Pop & Soul con la MedLadies Band

Sabato 21 al Rex la terza serata della rassegna curata da Charlie Agostini.

di Enrico Daniele.

Luci accese sabato 21 febbraio sulla scena del Cinema Teatro Rex di Padova dove si esibirà la MedLadies Band con lo spettacolo “Playlist di una vita”, proposte pop e soul dagli anni ’70 ad oggi.

Protagoniste della serata tre interpreti: Anna Minotto, Erika Zanchetta e Sara Moschin.

Nate come cantanti in teatro, sarà proprio nel palcoscenico del Rex il luogo dove proporranno il loro viaggio musicale e umano, facendo affiorare i ricordi, le rinascite, con canzoni che sembrano scritte apposta per loro, ma che in fondo lo sono per tutti noi. Tutto impreziosito da  monologhi e immagini proiettate sul grande schermo.

Ad accompagnarle nella serata la chitarra di Mauro Ferrari, le tastiere di Jonathan Iacovelli e la sezione ritmica con Valentina Brocadello al basso e la batteria di Ugo Ruggero.

Lo spettacolo inizierà come di consueto alle 21. Disponibile il parcheggio antistante al cinema che chiuderà una mezzora dopo la fine dello spettacolo.

Le prevendite sono già iniziate da tempo e i posti numerati (euro 12) sono in via di esaurimento. Gli ultimi ritardatari potranno acquistare i biglietti presso il botteghino del Rex negli orari di apertura, o tramite il sito a questo link https://ticket.cinebot.it/rex/titolo/1000

EQR 26: Sold out per la Golden Soul Band al Rex

Magnifica seconda serata della rassegna con ospite l’ideatore del Porretta Soul Festival.

di Enrico Daniele.

Photo credit: Edoardo Varotto.

Pubblico delle grandi occasioni sabato 7 febbraio al Rex per la seconda serata della rassegna E qualcosa rimane ed. 2026 che ha riempito in ogni ordine di posto la sala osvaldina.

La Golden Suol Band ha presentato uno spettacolo che ha entusiasmato i presenti, proponendo un repertorio interpretato magnificamente dalle voci di Barbara Foglia e Giancarlo Stella con il supporto delle due brave coriste Eleonora Mozzi e Serena Corvo. Completano la line up del gruppo Carlo Santacatterina (organo e piano), Stefano Pinna (chitarra), Giancarlo Ventrella (basso), Roberto Gaspari batteria), Sandro Caruana (tromba e flicorno), Sergio Ferro (sax tenore), Michele Gagliardo (trombone) e Lucas Stefanutti (sax baritono). Ha condotto gli intermezzi Lorenzo Cavina, trait d’union tra musicisti e cantanti, con i racconti dell’epoca impreziositi dalle immagini proiettate nel grande schermo alle spalle dei musicisti.

Tutto nello spirito che contraddistingue la musica dell’anima. Quel soul, generato dalla fusione del R&B, gospel e jazz alla fine dei ’50 sotto l’egida di etichette come la Stax Records di Menphis, la Motown di Detroit, l’Atlantic Records di New York, la Chess Records di Chicago. Case discografiche che non solo hanno lanciato artisti come Etta James, Aretha Franklin, Ray Charles, James Brown, Wilson Pikett, ma nel tempo hanno creato vere e proprie comunità dove gli stessi artisti si identificavano e caratterizzavano quell’epoca carica di sonorità rimaste nell’immaginario collettivo e tutt’oggi riproposte al pubblico da numerosi interpreti.

La Golden Soul Band ne è un esempio e sabato ha dato dimostrazione delle ottime qualità interpretative. Vasto il repertorio proposto: cito, tra gli altri, i brani di Ray Charles (I got woman), Erma Fraklin (sorella e corista di Aretha) con il “Piece Of My Heart” riproposto e riportato al successo da Janis Joplin a Woodstock. Non sono mancati i brani di Wilson Pikett che omaggiava l’iconica Mustang, l’auto prodotta tutt’ora a Detriot con “Mustang Sally”; la “Soul Man” di Sam & Dave allora praticamente sconosciuti, brano – come altri – poi riportato al successo dai Blues Brothers.

Bello il confronto tra la Foglia e Stella sul “Respect” di Aretha Franklin e Otis Redding. Non potevano mancare i pezzi di Isaac Hayes (Old On I’m Coming), quello della fantastica e intramontabile Dionne Warwick (I Say A Little Praier) scritto dall’immenso Burt Bacharach. E poi Solomon Burke (None Of Use Are Free), la leonessa Tina Turner (River Deep Mountain High e Proud Mary). In omaggio al grande Otis Redding, che in soli 5 anni di attività musicale ha sfornato successi memorabili, hanno interpretato “Sitting On The Doc Of The Bay”.

Due ore di puro spettacolo, trascorse via in un attimo col pubblico che non si sarebbe mai schiodato dalle poltrone del Rex.

Finale a sorpresa con l’ospite eccezionale: Graziano Uliani, ideatore del Porretta Soul Festival cui l’edizione 2026 (23-26 Luglio) sarà la 38a. Uliani ha raccontato alcuni aneddoti sulla nascita del festival e degli episodi che hanno portato in Italia quel Solomon Burke, sconosciuto in Italia e “assolutamente inconsapevole” di avere un “fantomatico ed altrettanto inesistente fan club” con presidente lo stesso Uliani.

Sull’ “Everybody Needs Somebody to Love” nella versione dei Blues Brothers, l’esplosione dell’applauso del pubblico per la grande serata.

Soddisfazione da parte del direttore artistico Charlie Agostini e dello staff del Rex che ha curato il supporto alla serata.

Prossimo appuntamento: sabato 21 febbraio. In scena la “Medladies Band” che proporrà un repertorio di brani pop e soul dagli anni ’70 ad oggi.

Le prevendite al botteghino del Rex negli orari di apertura (biglietto euro 12 – posto numerato), o tramite il sito a questo link https://ticket.cinebot.it/rex/titolo/1000.

EQR 26: Golden Soul Band al Rex

Sabato 7 per la seconda serata della rassegna.

di Enrico Daniele

Dopo il successo della prima serata di “E qualcosa rimane” ed. 2026 la rassegna curata dal direttore artistico Charlie Agostini, con l’omaggio a Fabrizio De André, sabato 7 febbraio alle ore 21 si riaccendono le luci sul palcoscenico del mitico Teatro Cinema Rex di Padova.
Stavolta sarà il soul a farla da padrone con la Golden Soul Band che presenterà lo spettacolo “MEN AND WOMEN SOUL – Voci a confronto nella musica dell’anima”.


La domanda è: “Al successo della musica soul hanno contribuito più le donne o gli uomini?”.

La risposta cercheranno di darla Barbara Foglia e Giancarlo Stella, le voci dolci e graffianti della band, con Eleonora Mozzi e Serena Corvo comprimarie nel coro.
Folto e di indiscutibile talento il gruppo dei musicisti, a cominciare da Carlo Santacatterina, una garanzia all’organo e al piano; Stefano Pinna alla chitarra e Giancarlo Ventrella al basso che detterà il ritmo assieme alla batteria di Roberto Gaspari. Immancabile, nel soul, la nutrita sezione fiati con Sandro Caruana, tromba e flicorno, Sergio Ferro, sax tenore, Michele Gagliardo, trombone e Lucas Stefanutti, sax baritono.
Sarà poi Lorenzo Cavina a fare da trait d’union tra musicisti e cantanti, con intermezzi fatti di storie curiose, a volte intriganti, sullo sfondo di immagini d’epoca.


Una serata che ci riporterà agli anni ’60 quando la “musica dell’anima” ha trovato terreno fertile per meravigliosi ed intramontabili successi.
Sarà possibile effettuare l’acquisto del biglietto (euro 12 – posto numerato) presso il botteghino del Rex negli orari di apertura, o tramite il sito a questo link https://ticket.cinebot.it/rex/titolo/1000.
Le prevendite sono iniziate ormai da un mese e quindi affrettatevi per non perdere il vostro posto in sala.

LMI: sulle orme di De André incanta il REX

Lo spettacolo del Laboratorio Musicale Italiano ha inaugurato l’11a edizione della fortunata rassegna curata da Charlie Agostini.

di Enrico Daniele

(credit photo Massimo Tosi)

È iniziata col piede giusto l’11a rassegna di “E qualcosa rimane”, curata dal direttore artistico Charlie Agostini, con il supporto organizzativo dello staff del Cinema Rex.

Sabato 24 gennaio il pubblico non si è fatto attendere ed in gran numero ha risposto all’appello, riempiendo la platea della sala cinematografica che quest’anno festeggia i 70 anni di apertura. Un traguardo prestigioso e che anche in questa stagione riserverà al pubblico iniziative culturali ad ampio spettro.

Ad aprire simbolicamente la stagione del REX, la prima serata di EQR ha visto esibirsi sul palco il Laboratorio Musicale Italiano (LMI) che ha presentato un omaggio a Fabrizio De André.

“Sentiero De André” – questo il titolo dello spettacolo – ha raccontato il cammino sulle tracce del grande cantautore genovese con una cifra stilistica assolutamente personale ed inedita, rispetto alle consuete proposte.

Infatti, brani più conosciuti al grande pubblico hanno, invece, lasciato il posto a pezzi che hanno scavato più nel profondo del pensiero di De André, con temi inerenti al mondo degli emarginati (Città vecchia, Anime salve, Smisurata preghiera) o a quello della prostituzione (Bocca di Rosa, Via del Campo, Marinella).  

E se “…le canzoni non bastano a fermare la guerra…” De André ci prova e la descrive a suo modo con “La guerra di Piero”, così come con “Sand Creek” ce ne racconta gli orrori.

LMI ripercorre altri temi della discografia di De André: “Il testamento di Tito” che esprime la critica ad una rigida applicazione dei Dieci Comandamenti; “Andrea” congli aspetti della personalità, l’omosessualità; “Ho visto Nina volare” segna il ritorno ai ricordi della sua giovinezza, o quelli legati al sequestro, con Dori Ghezzi, in Sardegna (Hotel Supramonte) dove c’è una sorta di compassione verso i suoi carcerieri. E poi la sua Genova (Creuza de ma) con il linguaggio della gente che percorre quel sentiero che porta al mare.

“…dove lo stato lascia un buco, mafia e camorra lo riempiono…”  è la feroce satira sul rapporto tra lo Stato e la criminalità organizzata nella popolarissima ironica “Don Raffaè”.

Notevoli le espressioni musicali impresse dalla band con l’alternarsi delle voci di Alessandro Modenese (anche chitarra) e Giuseppe Cadamuro, il dolce ed intenso tocco al violino di Francesca Balestri, gli arrangiamenti di Andrea Uliana alle tastiere, il ritmo mai invadente del basso di Valter Bertollo e della batteria di Nik Chiappini. Belle le incursioni della “genovese” voce narrante di Massimo D’Onofrio.

Due ore di spettacolo che hanno coinvolto il pubblico chiamato più volte a ritmare le canzoni col battito delle mani, specie in “Volta la carta” brano che ha chiuso la bella serata.

Prossimo appuntamento al Rex il 7 febbraio con la Golden Soul Band che proporrà “Men & Women of soul” – voci femminili e maschili a confronto.

Interpreti, canzoni e musiche generate dall’AI.

Meglio questi o le proposte in carne ed ossa? Il fenomeno Sienna Rose.

di Enrico Daniele

(immagine di copertina: Sienna Rose)

Premetto che ho “una certa età” e, si sa, più avanti vai con gli anni, meno riesci a sopportare un po’ tutto…in questo caso, la musica.
Mi riferisco a quella che ci propinano la maggior parte delle emittenti radiofoniche: la rap, la trap…e tutta quella che io chiamo “rumore spazzatura” fatta di testi a volte omofobi o irrispettosi soprattutto nei confronti delle donne; musiche “suonate” da “non strumenti” per non parlare delle “mise” con le quali gli interpreti si presentano in pubblico. Certo su quest’ultimo aspetto ci sarebbe da aprire un capitolo a parte ma non è questo il tema.
Non sono un esperto in fatto di musica, semplicemente un appassionato. Sin da piccolo in casa mia si è sempre ascoltata musica – e si ascolta tutt’ora – dalla classica alle “canzonette” di una volta, sino alle attuali.
Non sono nemmeno un musicista: ho provato da giovane, ma non ero portato, diversamente da mio figlio che suona praticamente tutto ciò che emetta un suono.
Mi piacciono i concerti dal vivo, anche quelli dei gruppi amatoriali, e mi diletto ad intrattenere gli amici alle feste con una consolle dj.
Detto questo, i miei giudizi sulla musica sono assolutamente personali e quindi soggetti alla qualsivoglia critica, che accetto volentieri, a prescindere.

Veniamo al dunque.
Nel ricercare in rete dei brani da inserire nelle mie play list dance, qualche tempo fa mi sono imbattuto per caso in canzoni che si rifanno all’ R&B, al funky e al soul degli anni 70-80, molto ritmati e ballabili. Per intenderci, quelli che andavano per la maggiore in discoteca a quel tempo.

Leggo i nomi degli interpreti e cerco di approfondirne la conoscenza, più che altro perché non ne avevo mai sentito parlare, nemmeno in radio. Alla fine, scopro che c’è lo zampino dell’AI: brani, testi e copertine generati artificialmente e interpreti assolutamente inesistenti.
Tuttavia, i brani sono orecchiabili, musicalmente godibilissimi, ballabili (dei testi non saprei dirvi – ma se tanto mi da tanto…).

Incuriosito, cerco ancora notizie in rete e ne trovo una, fresca di qualche giorno. Riguarda un’interprete: tale Sienna Rose, cantante soul-jazz che spopola su Spotify ma che nessuno ha mai visto. I giornali ci informano che ha tre brani nella Viral Top 50 di Spotify e oltre 5 milioni di ascolti per un singolo, la ballad “Into The Blue(ascoltatela qui per farvi un’idea)
Sui social nessuna traccia di Sienna Rose, un’anomalia di questi tempi. Non si trovano concerti dal vivo, nessun video ufficiale ma, in poco più di due mesi, sulle piattaforme streaming sono stati caricati quasi 50 suoi brani. Un’enormità in così breve tempo.
In rete si fantastica sull’artista, evidentemente generato dall’AI, e il pubblico si divide tra apprezzamenti e sdegno.
Si scopre anche che in Svezia è stato rimosso dalle hit parade un brano del cantante Jacub, dopo aver capito che era inesistente, un prodotto dell’AI.
Per l’industria di settore l’AI è una vera e propria manna: i proventi dagli ascolti degli interpreti AI sono altissimi, a fronte di costi assolutamente irrisori, rispetto a quelli generalmente corrisposti agli artisti in carne ed ossa.
Il dibattito si accende e i puristi puntano il dito sulla qualità: quella generata dall’AI, ad un attento ascolto, è piena di difetti a loro dire.

Ok, dico io. Ma per la gente comune, quella che generalmente ascolta la musica come sottofondo mentre fa jogging o in palestra, o l’ascolta con le cuffiette smanettando contemporaneamente sullo smartphone, che valore ha la qualità?

Quanti di noi ascoltano la musica da un sofisticato impianto hi-fi tale da poter discernere i brani generati dall’AI e da quelli tradizionalmente realizzati?

Il confronto, allora, viene spontaneo: meglio la musica e gli artisti generati dall’AI o quella proposta da cantanti in carne ed ossa? …Con o senza l’auto-tune, aspettando Sanremo.

EQR 26 Inizia il cammino sul “Sentiero De André”

Sabato 24 al Cinema Rex.

di Enrico Daniele

Manca veramente pochissimo all’inizio dell’11a rassegna “E qualcosa rimane” ed. 2026, curata dal direttore artistico Charlie Agostini.

Sabato 24 gennaio alle ore 21, in scena sul palco del mitico Cinema Rex il Laboratorio Musicale Italiano (LMI) che presenterà lo spettacolo “Sentiero De André”, per la prima delle cinque serate in programma.

Un percorso musicale, raccontato, cantato e suonato sulle orme del grande cantautore scomparso a gennaio del 1999.

A dare vita al ricordo di Fabrizio De André la chitarra e la voce di Alessandro Modenese, amatissimo habitué del Rex, che ha curato tutti gli arrangiamenti. Ad accompagnarlo la voce di Giuseppe Cadamuro, le tastiere di Andrea Uliana, il violino di Francesca Balestri, la batteria di Nik Chiapponi e il basso di Valter Bertollo. A condurci sul sentiero la voce narrante di Massimo D’Onofrio.

Le ultime informazioni dal botteghino del Rex ci dicono che non ci sono tantissimi posti liberi in sala, motivo per cui è necessario affrettarsi per prenotare il posto numerato (Euro 12 per la serata – Euro 50 per l’intera rassegna).

Ancora…E qualcosa rimane

Undicesima edizione della rassegna curata dal direttore artistico Charlie Agostini

di Enrico Daniele

Immagini dal sito del Cinema Rex di Padova

Manca veramente poco all’ edizione 2026 di “E qualcosa rimane”, la rassegna di teatro-musica- immagini, curata dal direttore artistico Charlie Agostini, giunta alla sua undicesima edizione sul mitico palco del Cinema Rex.

Lo scorso anno ci eravamo lasciati col dubbio, emerso nell’intervista fatta ad Agostini prima dell’inizio della decima rassegna (qui l’intervista), quando il direttore artistico lasciava intendere che, forse, non ci sarebbe stata un’undicesima tappa della fortunata rassegna. Infatti, raggiunti i 70 anni, 51 di presenza artistica, Agostini aveva il cruccio di non riuscire a concretizzare quello che, per nostra fortuna, inizierà invece sabato 24 gennaio 2026. Non solo, ma i 70 anni di Charlie devono avergli impresso maggior vigore perché, udite udite, anziché le consuete 4 serate, all’edizione 2026 ne è stata aggiunta una in più.

Nessun tema conduttore quest’anno, ma serate esclusive.

Il cartellone della rassegna, infatti, ci propone come inizio l’omaggio a Fabrizio De André, presentato da LMI (Laboratorio Musicale Italiano) dal titolo “Sentiero De André”, un cammino sulle tracce di Faber (Sabato 24 gennaio, ore 21 – qui l’evento completo)

Con un salto triplo, nella seconda serata lasceremo il cantautorato italiano per immergerci nel soul proposto dalla Golden Soul Band nello spettacolo “Men & Women Of Soul”, voci femminili e maschili a confronto nel genere musicale nato negli Stati Uniti alla fine degli anni ’50 dalla fusione tra le sonorità ritmiche del Rhythm and Blues e le radici spirituali del Gospel (Sabato 7 febbraio, ore 21 – qui l’evento completo).

Altro salto temporale in avanti nella terza serata (Sabato 21 febbraio, ore 21 – qui l’evento completo) con la proposta della Medladies Band dal titolo “Voci in scena – Playlist di una volta”, un viaggio tra i maggiori successi pop e soul dagli anni 70 ad oggi.

Nella quarta serata (Sabato 7 marzo, ore 21 – qui l’evento completo) ritorniamo in Italia con i Ragazzi Acqua e Sapone che omaggeranno gli Stadio (nati come gruppo spalla di Lucio Dalla e successivamente con un precorso artistico autonomo) nello spettacolo “Un disperato bisogno d’amore”.

Concluderà la rassegna (Sabato 21 marzo, ore 21 – qui l’evento completo) il viaggio pieno di emozioni attraverso le intramontabili canzoni di Claudio Baglioni, proposte da Gianluca Amore nel suo “E tu come stai?”

La prevendita dei biglietti è già iniziata (botteghino del Rex, oppure on line su ticket.cinebot.it/rex) ma siete ancora in tempo per prenotare il vostro posto numerato (euro 12 a serata – Euro 50 per l’intera rassegna).

È d’obbligo una raccomandazione per coloro che non conoscono la rassegna: “E qualcosa rimane” ha il grosso “difetto” di fare sold out quasi tutte le serate…perciò siete avvisati!

Lady Madonna al Rex: emozioni al femminile

Uno spettacolo di teatro canzone dedicato alla donna sulla musica dei Beatles

di Enrico Daniele

foto di Gianni Girardi

In piena sintonia con la “donna”, il tema proposto dalla rassegna “E qualcosa rimane” ed. 2025, sabato 12 aprile al Cinema Teatro Rex è andato in scena l’ultimo dei tre spettacoli “fuori cartellone” della manifestazione ideata e diretta con successo da Charlie Agostini.

Sul palco i “Lady Bee” una nuova formazione del panorama musicale padovano, tuttavia composta da ben noti e talentuosi artisti: la cantante Erika De Lorenzi; il chitarrista, cantante, amante e cultore appassionato della discografia dei Beatles, Michele Vallerotonda; il pianista Guido Rosa che con Vallerotonda condivide la passione per i 4 di Liverpool e insieme si sono occupati degli arrangiamenti.

Special Guest una dei “migliori microfoni” padovani, Wendy Muraro, autrice ed interprete dei monologhi originali, basati sulle emozioni primarie (Sorpresa, Paura, Disprezzo, Disgusto, Tristezza, Rabbia e Gioia, nell’ordine proposto dalla serata) riferite alla donna e raccontate con arguta espressività tra un brano e l’altro.

Nell’arco di più di un’ora e mezza di spettacolo, il pubblico presente (rarissime le poltrone vacanti) ha potuto apprezzare i Beatles rivisitati con arrangiamenti molto singolari, con sfumature di jazz, soul e R&B, dove il pianoforte di Rosa ha fatto da padrone sulla scena esaltando la duttile voce di Erika De Lorenzi che si è adeguata al ritmo e al tema proposto di volta in volta dai monologhi, affiancata dal controcanto e dalla chitarra acustica di Vallerotonda.

Dodici i brani proposti: in apertura “A Day In A Life” (1967); una versione dolcissima di “Across The Universe” (1969); “She’s Leaving Home (1967); “Blackbird” (1968); “The Long And Winding Road” (1970) in un arrangiamento a mio parere molto curato e ricercato; “While My Guitar Gently Weeps” (1968) uno dei miei brani preferiti; “Helter Skelter” (1968); “Hey Jude” (1968) con il pubblico chiamato a cantare assieme a Erika; “Golden Slumbers” (1968) altro pezzo nella mia personalissima top play list dei Beatles; “Here Come The Sun” (1969); “Lady Madonna” (1968) il brano che ha ispirato lo spettacolo.

Il bis, richiesto a gran voce dal pubblico, in realtà è un ulteriore pezzo proposto dal gruppo, “Let it Be” (1970) che chiude perfettamente il tema della serata.

Ricca di saggezza la morale conclusiva, perché nonostante le emozioni che la vita ci riserva, belle o brutte che siano, vanno prese con leggerezza, smettendo di rimuginare sulle cose; invece, lasciandosi andare al percorso che il quotidiano ci offre ricercandone l’opportunità.