Ormai è una costante e quasi non fa più notizia l’ennesimo sold out al Cinema Rex, specie per le rassegne curate dal direttore artistico Charlie Agostini.
Protagonisti, sabato 22 marzo, i Time Machine, gruppo assai noto nel padovano e non solo, forte della versatile voce del front man, Tiziano Franco, capace di esprimersi con innata disinvoltura in brani anche molto diversi tra loro.
Con Tiziano, sul palco del Rex alla chitarra elettrica Maurizio Santato, Giuliano Bernardinello alla batteria, Riccardo Mercatelli alle tastiere e Stefano Schiavon al Basso.
Il concerto, in due parti, ha presentato nella prima la quintessenza del progressive-rock inglese.
Si inizia con la sontuosa “Fanfare For The Common Man” di Emerson Lake & Palmer, brano che il trio britannico ha ripreso dall’omonimo di Aaron Copland, riarrangiato con gli stilemi tipici della nascente onda musicale rispetto alla partitura originale che ha portato a oltre 9 minuti la lunghezza del brano. Sullo schermo del Rex le famosissime immagini dello Stadio Olimpico di Montreal dove gli E.L.P. avevano registrato il video.
Dopo un altro must degli E.L.P., “Lucky Man”, due brani dei Jethro Tull: “Locomotive Breath” e “Aqualung” tratti dall’omonimo album del 1971, il loro quarto, che certamente meglio identifica la produzione discografica della band che, dopo fasi alterne, dal 2017 è tornata a calcare le scene musicali.
La rivisitazione delle band britanniche da parte dei Time Machine è proseguita con due pezzi dei Kim Crimson: “Epytaph” e “The Court of the Crimson King” tratti dall’omonimo primo album pubblicato dalla band nata nel 1968, seguita da due dei Genesis, “Abacab” e “ I Know Wath I Like”, quest’ultimo quando era ancora a cantare il camaleontico Peter Gabriel.
“A Salty Dog” dei Procol Harum, ha riportato indietro negli anni il pubblico del Rex perché il brano era diventato famoso in Italia per essere stata la sigla del programma televisivo per ragazzi “Avventura”.
Chiudono la prima arte dello spettacolo due pezzi dei Pink Floyd: “Time” da “The Dark Side Of The Moon” album del 1973 sul percorso psicofisico umano con inizio e fine (nascita e morte) scandita appunto dal tempo, e “ConfortablyNumb” dall’album “The Wall” del 1979.
L’intermezzo tra la prima e seconda parte è una vera sorpresa ed è lo stesso Tiziano Franco, con una certa emozione, a presentare l’ospite che lui stesso ha definito come un suo mito, sin da quando da giovane aveva iniziato a coltivare la musica: Tony Pagliuca, storico tastierista e compositore delle Orme, uno dei gruppi che in Italia hanno dato maggior visibilità al progressive-rock.
Pagliuca, pescarese di nascita, ma veneziano di adozione (i suoi genitori si trasferirono a Marghera quando lui aveva solo 2 anni), non dimostra assolutamente i suoi 78 anni, specie quando inizia a suonare la tastiera messagli a disposizione sul palco, ed insieme ai Time Machine sfodera tutto il suo talento in un medley che ha fatto saltare sulle poltrone il pubblico del Rex.
Dalle Orme al Banco del Mutuo Soccorso il passo è breve: “R.I.P.” e “Non mi rompete” i due brani omaggio alla band che con Orme, Premiata Forneria Marconi e Area, hanno rappresentato anche all’estero il progressive-rock italiano. I due pezzi sono anche un omaggio al compianto Francesco Di Giacomo, storica ed inconfondibile voce tenorile della band romana perito in un incidente stradale nel 2014.
“Concerto grosso” del New Trolls, fanno da apertura a due pezzi della Premiata Forneria Marconi che chiuderà il programma: la meravigliosa “Impressioni di Settembre” e “È festa”, sì perché tutto il concerto è stato una festa per gli oltre 300 spettatori.
Per il bis, chiesto dal pubblico, i Time Machine hanno scelto “Wish You Were Here” dei Pink Floyd, brano del 1975 che avevano dedicato al loro ex front man Syd Barret, allontanato dalla band a causa di seri problemi mentali, ispirato proprio all’ultimo giorno in cui Barret fu visto dagli altri componenti della band britannica.
Applausi scroscianti del pubblico in standing ovation a salutare la band che, grazie anche ai suoni e alle luci, ha proposto uno spettacolo veramente ben curato sia nella scelta dei brani che negli arrangiamenti.
Il prossimo appuntamento musicale per il pubblico del Rex sarà il 12 aprile prossimo con “Lady Madonna” un omaggio ai pezzi dei Beatles dedicati alla donna di Erika De Lorenzi e la sua band.
Non dimenticate le tre proiezioni “musicali” previste per il Rex Movie 2025, tre docufilm da non perdere:
Mercoledì 26 marzo alle 21 “DallAmeriCaruso”, il concerto di Dalla al Village Gate di New York nel 1986;
Mercoledì 9 aprile, alle 21 “Becoming Led Zeppelin”, storia artistica della band britannica;
Lunedì 28 aprile, ore 18:50 e Martedì 29 aprile, ore 21 i Pink Floyd nel “Live At Pompei”.
Prevendite sul sito del Rex e ai botteghini durante l’orario di apertura.
https://www.musikkoman.it/wp-content/uploads/2025/03/Opera-prog.jpg6301200Musikkomanhttps://www.musikkoman.it/wp-content/uploads/2018/09/MKr-340.156b.pngMusikkoman2025-03-23 11:23:282025-03-23 11:23:28Opera Prog dei Time Machine: ancora un sold out al Rex!
Come da previsioni, lo spettacolo “Tre per Uno” messo in scena sabato 15 marzo al Cinema Teatro Rex di Padova, ha registrato l’ennesimo sold out.
Ma era chiaro sin dall’inizio che il pubblico era presente al Rex per festeggiare il compleanno di Charlie Agostini (70 anni portati magnificamente) e i 51 di carriera artistica.
Infatti, la quasi totalità aveva già assistito alle tre rappresentazioni su Gaber, Jannacci e Dalla, proposte dalla Compagnia Strapalco nella scorsa stagione teatrale. Quella di sabato, però, non è stata un’offerta da supermercato (prendi tre, paghi uno), come ho sottolineato scherzando col pubblico durante la presentazione della serata, ma il meglio delle tre rappresentazioni.
Gli artisti in scena hanno confermato il loro solido affiatamento, sempre più evidente sia nell’arrangiamento dei pezzi, curato dall’immenso Alessandro Modenese, che nell’interpretazione vocale della sublime Laura Pirri e dello stesso Modenese.
Il resto lo hanno fatto i mimi, Charlie e Renato Cestaro (quest’ultimo abile anche nelle percussioni), l’attore Alessandro Benfatto, cui poco servirebbe il microfono considerato il suo forte e caratteristico timbro vocale e le ballerine Laura De Nicolao e Irene Franceschet, che hanno dato leggera pienezza al tutto.
Una menzione a Giovanni Modenese, giovanissimo figlio di Alessandro, alla sua seconda apparizione al Rex col suo flauto traverso.
La regia di Ernesto Aufiero, le luci di Samuele Bianco e i suoni di Nicolò Sajeva, hanno plasmato uno spettacolo pienamente riuscito.
Il pubblico ha partecipato, come consueto, con grandi applausi, specie sul “Caruso” di Dalla, la “Torpedo blu” di Gaber, il “Cesare” di Jannacci.
Gran finale con “Il Riccardo” e “La libertà” di Gaber, con il pubblico invitato a cantare con Modenese quest’ultimo pezzo che ha sigillato la bella serata.
All’uscita del teatro il buffet dolce per tutti con spumante, offerto dalla casa.
Tanti i riconoscimenti d’affetto per Charlie che, ancora una volta sollecitato da me dopo lo spettacolo, al microfono ha ribadito che all’inizio si era dato il termine della sua carriera artistica quando avrebbe compiuto 40 anni.
Ne sono passati altri 30 da quella volta e tutti ci aspettiamo che Charlie continui ad indossare la maschera e i guantibianchi ancora per molto tempo!
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Perché ho fatto il mimo? Un antidoto alla mia innata timidezza.
di Enrico Daniele
Foto per gentile concessione di Carlo Agostini
In occasione del suo 70° compleanno, abbiamo incontrato il Mimo Charlie, al secolo Carlo Agostini. E lo troviamo nel suo piccolo regno, il Cinema Rex, nel quale ha condiviso ed allietato il pubblico padovano con innumerevoli spettacoli di successo.
“Chi parla tanto accelera senza inserire la marcia“ scriveva Mogol.
“Per questo ho deciso di fare il mimo“, gli fa eco Charlie, rispondendo alla nostra domanda sul perché abbia scelto di praticare un’arte antica, quasi dimenticata dagli artisti di oggi, che con i gesti e le movenze esprime ciò che le parole, da sole, non sempre riescono a dire.
MKM: Da quanto tempo fai il mimo e da dove nasce questa tua passione?
Charlie: Proprio a marzo di quest’anno sono 51 anni che faccio il mimo. Infatti, ho cominciato nel 1974.
La passione nasce forzatamente: un antidoto alla mia difficoltà di parlare in pubblico. Da giovane ero molto timido – un po’ lo sono ancora – e facevo fatica ad esprimermi a parole di fronte ai miei compagni.
Perfino le interrogazioni orali, a scuola, le facevo sotto forma scritta. Ricordo che in quarta elementare la maestra mi fece fare una scenetta dove non dovevo parlare e mi trovai a mio agio; tuttavia, la passione per la mimica nacque quando avevo 19 anni. Mi piaceva il teatro, ma non recitare e iniziai come artista di strada.
MKM: Quali sono stati i tuoi punti di riferimento artistico?
Charlie: Certamente il primo artista cui mi sono ispirato è stato il grande Charlie Chaplin e successivamente Marcel Marceau, autore di una mimica straordinaria. Sono rimasto impressionato soprattutto da Gaber che oltre ad essere un grande cantautore, aveva una notevole gestualità.
Ma alla lista aggiungerei i grandi attori comici come Stanlio e Ollio, Jacques Tati, lo spilungone transalpino che recitava in giacca e cravatta, l’inarrivabile premio Nobel Dario Fo e il gruppo cabarettistico milanese de I Gufi.
MKM: Qual è il ricordo più bello che ti ha regalato la tua arte?
Charlie: Nella mia carriera artistica ho contato più di duemila spettacoli nei palchi cittadini, in Italia e anche qualche puntatina all’estero, a volte davanti a pochi intimi ma anche a 10.000 spettatori.
Senz’altro l’emozione più grande della mia vita esibirmi per mezzora al PalaEur di Roma di fronte a così tanti spettatori in attesa dell’intervento di Papa Wojtyla. Alla fine, mimavo sulle note di “L’anno che verrà” di Lucio Dalla con tutti i 10.000 del pubblico che si misero a cantare!
Poi, uscendo dal palco, incrociai il Santo Padre che, con mia estrema sorpresa, mi disse: “Ci diamo il cambio…abbiamo lo stesso nome…”. Un episodio che non dimenticherò mai. Comunque, ogni volta che riesco a strappare un sorriso al pubblico beh, ecco, per me è un grande momento di gratificazione.
MKM: Periodicamente tieni corsi di formazione inerenti alla mimica e gestualità. Chi sono i tuoi allievi?
Charlie: I miei laboratori dove insegno gestualità, mimica e clowneria, accolgono ogni genere di persone: bambini, giovani, uomini e donne di qualsiasi età. La propongo a tutti coloro che vogliono perfezionarsi o anche solo comprendere la mia forma d’arte. Mi piace che alla fine di ogni corso a loro rimanga un po’ di me.
MKM: In futuro vedi qualcuno che possa percorrere la tua carriera artistica?
Charlie: In tutta onestà, per ora non vedo nessuno. La mia è un’arte un po’ diversa dalla sola mimica pura. Soprattutto ci vuole costanza.
Quando ho iniziato io non c’erano tutte le “distrazioni” che ci sono oggi e quindi adesso è più difficile trovare chi abbia l’interesse e la voglia di dedicarsi con spirito di sacrificio ad un’arte complessa, che ha bisogno di molto allenamento e tanta passione.
Da giovane mi dicevo che a 40 anni avrei smesso; invece, mi ritrovo a 70 ancora a inventare, costruire, provare e riprovare e poi ad esibirmi sul palco.
MKM: Cosa rispondi a chi critica la tua forma d’arte, considerandola teatrino da anni ’50?
Charlie: Capisco che la mia è un’arte di nicchia…il mimo richiama sempre una figura malinconica e triste, ma nei miei spettacoli cerco di dare anche un’impronta comica, gioiosa, per non appesantire le performance.
Magari la gente preferisce il teatro comico puro e capisco chi abbia più difficoltà a capire la mia. Per questo, nel tempo, alla mimica pura ho aggiunto la musica, le canzoni, i balletti, la recitazione. Il teatro-canzone, appunto, che è quello che propongo insieme ai miei colleghi della Compagnia Strapalco.
MKM: Hai un legame strettissimo con il Rex – praticamente la tua seconda casa – ed il suo pubblico ti segue numeroso ogni qualvolta proponi uno spettacolo. Ci spieghi com’è nato il fortunato connubio Charlie-Rex?
Charlie: Presto detto. Sono nato a poche centinaia di metri dal Rex. Entravo a vedere il cinema dalla prima all’ultima proiezione, al punto di farmi chiudere dentro!
I miei primi spettacoli li ho presentati qui, spesso con il sold out, come succede quasi sempre anche adesso. La rassegna “E qualcosa rimane”, giunta ormai al decimo anno, ne è un esempio.
Spero che il Rex (ndr. la sala cinema-teatro più vecchia di Padova) viva ancora per molte stagioni…per me sarebbe una perdita enorme non potermi più esibire qui. Il Rex è parte di me stesso, il Mimo Charlie si identifica col Rex.
MKM: Sei un giovanotto che ha appena compiuto 70 anni, ti diverti e fai divertire il pubblico col teatro canzone insieme ai colleghi della Strapalco; organizzi da 10 anni con successo la rassegna “E qualcosa rimane”. Quali sono i tuoi progetti per quando sarai grande?
Charlie: I progetti più immediati sono quelli di proporre ancora dei laboratori formativi. In estate replicheremo “Domenico Sputo, in arte Lucio Dalla”, lo spettacolo su cantautore bolognese alla Corte Benedettina di Legnaro.
Con il regista Ernesto Aufiero c’è l’idea di mettere in piedi un teatro-cabaret…e poi c’è sempre la rassegna EQR che spero di programmare per l’undicesima volta come direttore artistico…ma devo anche fare i conti con l’età che avanza…
Ringraziamo e lasciamo andar via il Mimo Charlie, alle prese con le ultime prove dello spettacolo “Tre per Uno” che andrà in scena al Rex sabato 15 marzo, senza tuttavia augurarci che non appenda i guanti bianchi al chiodo, ma continui ad allietarci con le sue performance ancora per molto tempo, perché possano appassionare e coinvolgere chi, come lui, abbia la voglia e l’entusiasmo di portare avanti la sua arte silenziosa che, con garbo, entra da 51 anni nei nostri cuori.
https://www.musikkoman.it/wp-content/uploads/2025/03/Copertina.jpg6301200Musikkomanhttps://www.musikkoman.it/wp-content/uploads/2018/09/MKr-340.156b.pngMusikkoman2025-03-13 11:03:002025-03-17 07:54:20Mimo Charlie: un silenzio che ci allieta da 51 anni
Lo spettacolo conclusivo della 10a edizione della fortunata rassegna “E qualcosa rimane”.
di Enrico Daniele
foto di Roberto Micaglio
Con la bella voce di Martina Micaglio, che ha presentato lo spettacolo “10 voci – Navigando”, si è conclusa sabato 8 marzo la decima edizione della rassegna “E qualcosa rimane” 2025.
Prima della messa in scena, abbiamo incontrato il direttore artistico Charlie Agostini, visibilmente soddisfatto per l’ottima riuscita della rassegna che nelle quattro serate ha superato le 1.000 presenze, trainate dai due, preventivabili, picchi quando sul palco del Cinema Rex si sono esibite Laura Pirri e Rita Muro.
Tuttavia, senza nulla togliere alle altre due brave interpreti, Laura Tiberi e Martina Micaglio, penalizzate – passateci il termine – dalla minor notorietà rispetto al pubblico del Rex che, comunque, ha risposto in maniera più che soddisfacente alle due serate proposte.
Quella di stasera, dicevamo, è stata l’ultima di questa bella edizione e la scaletta presentata è stata rigorosamente tutta al femminile, pienamente nello spirito della rassegna di quest’anno.
Martina Micaglio, accompagnata da Aurelio Doria alle chitarre, Marco Andreose alle tastiere e da Daniele Pinato alla batteria e percussioni, ha spaziato in un ampio panorama di voci femminili, tutte diverse tra loro, dimostrando ottime doti interpretative.
Abbiamo ascoltato Mina, con la recente “Volevo scriverti da tanto” e la più celebre “Strade vuote”; Nada, con la storica “Ma che freddo fa” presentata a Sanremo 1969; Anna Oxa, con “Un’emozione da poco”, debuttante sedicenne al Sanremo del 1978 e classificatasi seconda, e poi Rettore, Vanoni, Ruggero, Bertè… solo per citarne alcune.
Una menzione particolare va ad una canzone della Oxa, “È tutto un attimo”, altro brano sanremese del 1986 (prodotto da Mario Lavezzi, musicato da Umberto Smaila per i testi di Cogliati e Ciani) che Martina con la sua band ha presentato in un particolarissimo arrangiamento blues, molto apprezzato dal pubblico che ha reagito con un lungo e caloroso applauso.
Tuttavia, a mio parere – e anche a quello del pubblico che ne ha richiesto il bis – la migliore interpretazione tra le 23 proposte e dove Martina ha dato certamente il meglio di se, è stato il brano “Almeno tu nell’universo” , un pezzo scritto nel lontano 1972 da Bruno Lauzi (testi) e Maurizio Fabrizio (musiche) che Mia Martini interpretò a Sanremo nel 1989, vincendo il premio della Critica, portandolo al successo dopo un periodo di ostracismo da parte del mondo dello spettacolo nei confronti della superba cantante calabrese.
Grandi applausi in chiusura per Martina Micaglio, ma tanti, tantissimi a Charlie Agostini, ai volontari del Cinema Rex e al caloroso pubblico che con la nutrita presenza ha nuovamente certificato il successo della manifestazione.
Da non perdere i prossimi appuntamenti musicali del Rex:
Sabato 15 marzo – già sold-out, perciò si spera in una prossima replica – per lo spettacolo di teatro-canzone “Tre per Uno”, un omaggio rivisitato dei tre spettacoli su Dalla, Gaber e Jannacci già proposti dalla Compagnia Strapalco con Charlie Agostini che così festeggia al Rex il suo 70° compleanno, 51° di vita artistica;
Sabato 22 marzo la serata all’insegna del progressive-rock “Opera prog” by Time Machine ;
Sabato 12 aprile l’omaggio al femminile dei Beatles con “Lady Madonna” e la voce di Erica de Lorenzi.
E per chi l’avesse perso ( la serata dello scorso 25 gennaio ha registrato un sold-out e molti sono rimasti fuori ) la riproposizione di “Anche fragile” con la voce di Laura Pirri il 30 maggio.
https://www.musikkoman.it/wp-content/uploads/2025/03/Martina-Micaglio-al-REX.jpg6301200Musikkomanhttps://www.musikkoman.it/wp-content/uploads/2018/09/MKr-340.156b.pngMusikkoman2025-03-09 01:42:542025-03-09 01:42:5510 voci, Navigando: chiusura in bellezza con Martina Micaglio
Città, viaggio e natura, il percorso musicale dello spettacolo.
di Enrico Daniele.
Foto di Paolo Tiberi.
Non delude il pubblico del Rex la “sorpresa” LDL, il trio acustico con Laura Tiberi alla voce e chitarra, con Davide Zanella al basso (e voce) e Luca Palmarin alle percussioni, ieri sera accompagnati dal sax di Jack Barbierato, che ha presentato lo spettacolo “Dentro la valigia” – in viaggio verso me.
Un plauso quindi al direttore artistico Charlie Agostini che, anche nelle novità per il pubblico del Rex, riesce a cogliere i giusti consensi.
Il viaggio proposto da LDL parte dalla città, vissuta con le parole e la musica di “Piazza Grande” di Dalla, arrangiata con ritmi vicini ai lusitani, per poi saltare oltre oceano nella New York cantata dall’ “Englishman” Sting, interpretato dalla voce di Davide Zanella. Si resta a “New York state of mind”, stavolta con Billie Joel cui segue un’inedita versione di “Stayinalive”, mai sentita in arrangiamento acustico, tuttavia molto interessante ed apprezzabile. In città il viaggio finisce con la “Napule è”, omaggio a Pino Daniele.
Ma dalla città si fugge in un viaggio che, con il “Sì viaggiare” di Battisti, il “Giudo piano” di Concato, ci inoltra in ideale percorso lontano dal trambusto cittadino per portarci alle origini, nella natura, senza tuttavia dimenticare le “Strade” dei Subsonica, con le armonie impreziosite dal sax di Barbierato, attraversando la bellissima “Ah che sarà” che la Mannoia ha duettato sia con Pino Daniele che con Ivano Fossati (quest’ultimo autore del brano assieme a Chico Buarque de Hollanda). E in natura bisogna restare senza mezzi per potersela godere, quindi ci si arriva col “Big yellow taxi” dei Counting Crows.
È ancora Sting che ci introduce nella parte conclusiva del viaggio nei campi dorati di “Fieldes of gold”, battuti dal “Hard sun” di Eddy Wedder, seguito dal malinconico realismo di Fabi nel brano “Ha perso la città”, salvo poi inebriarsi con “L’ombelico del mondo” di Jovanotti, ritmato anche dal pubblico, che ci porta infine nella dolce “La vita è bella” (Beautiful that was), indimenticabile colonna sonora dell’omonimo film di Benigni, portata al successo dall’israeliana Noa.
L’atto finale è lasciato ad un grande del pop, Michael Jackson e la sua “Man in the mirror”, uno specchio dove tutti ci dobbiamo guardare e chiedere se il nostro sia un viaggio che vale la pena di percorrere o se sia necessario cambiare rotta.
Finisce con gli applausi del pubblico una terza serata di valore per gli arrangiamenti acustici dei brani proposti, dove sicuramente il sax di Barbierato ha dato una significativa impronta, senza togliere nulla ai ritmi dettati dalle percussioni di Palmarin. Bella e particolare la voce di Laura Tiberi, che merita senz’altro di essere riascoltata.
L’appuntamento, l’ultimo per la rassegna, è rimandato all’ 8 marzo prossimo, Festa della donna, cui la rassegna è dedicata, con le “Dieci voci”, navigando, di Martina Micaglio che darà voce a dieci donne cantanti tra il 1960 e il 1990.
Come sempre, le prevendite al Rex negli orari di apertura, o su internet accedendo al sito del cinema.
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Seconda entusiasmante serata al Rex per la rassegna “E qualcosa rimane” ed. 2025.
di Enrico Daniele
Al direttore artistico Charlie Agostini piace vincere facile.
E non poteva essere certo diversamente sabato 8 febbraio nella seconda, meravigliosa, serata della rassegna “E qualcosa rimane” edizione 2025, la decima, quando sul palco del mitico cinema Rex è andato in scena lo spettacolo “Vento di passione” con protagonista assoluta la splendida voce di Rita Muro.
Per la seconda volta al Rex, l’interprete napoletana ma padovana di adozione, ha presentato un repertorio tagliato su misura per lei, come gli abiti indossati durante le due ore sul palco, regalando al pubblico (ndr. sold out anche sabato) un crescendo musicale che ha percorso il periodo dal primo Pino Daniele sino alla collaborazione con Giorgia, partendo però dal brano pubblicato postumo, a dieci anni dalla scomparsa del cantautore blues man napoletano, “Again” con la proiezione del video nel quale Daniele suona in casa di un altro napoletano doc, l’indimenticato Massimo Troisi.
“Napul’è” del 1977, “Je so pazz” del 1979, “A me me piace o’blues” del 1980 e “Yes i Know my way” del 1981 le principali cifre stilistiche che hanno fatto conoscere Pino Daniele al grande pubblico, ed interpretate magistralmente dalla Muro, accompagnata nella sua performance da quattro talenti: Andrea Badan alle tastiere e pianoforte, curatore degli arrangiamenti e “braccio destro” di Rita; la splendida chitarra di Rudy Michelutti espressa in maniera impeccabile nelle sue forme, acustica ed elettrica, così come il tempo scandito con competenza dalla batteria di Marco Campigotto e dalla ritmica del basso di Max Braga.
Intensa e romantica la parte centrale del concerto, con il brano “Quando” (1991), colonna sonora del film di Troisi “Pensavo fosse amore e invece era un calesse” che ci ha portato alla chiave di volta dello spettacolo con “Vento di passione” – singolo scritto e cantato da Pino Daniele e Giorgia nel 2007.
Da Pino a Giorgia il passo è breve e quasi non si sente, perché è ben nota la collaborazione della singer romana che si è affidata alla produzione del cantautore napoletano per numerosi successi.
Rita Muro si dichiara ispirata da Giorgia, una “maestra” la definisce, e fa suo il vigore interpretativo, cantando con grande “naturalezza” brani dalle estensioni incredibili per noi comuni mortali, marchio di fabbrica di Giorgia.
La gradevolissima sorpresa, tenuta nascosta ai più, l’invito a salire sul palco a due grandi amici di Rita: Marco Mengato e Laura Pirri che con lei hanno un sodalizio artistico “vecchio” ormai di vent’anni, i “Whitevoices”, apprezzatissimo vocal trio soul-gospel-funky, con il quale infiamma il pubblico sulle note di “Di sole e d’azzurro”, brano del 2001.
Un finale di concerto in crescendo con “Il mio giorno migliore”, “C’è da fare”, un “Nessun dolore” di battistiana memoria e “Spirito libero” che anticipa il bis finale con “Vivi davvero” che chiude un concerto ben fatto, curato nei dettagli dalla regia di Alice Bortoletto.
Prossimo appuntamento della rassegna il 22 febbraio con il trio acustico LDL, con protagonista femminile Laura Tiberi.
https://www.musikkoman.it/wp-content/uploads/2025/02/Muro-al-Rex.jpg4321134Musikkomanhttps://www.musikkoman.it/wp-content/uploads/2018/09/MKr-340.156b.pngMusikkoman2025-02-09 15:57:152025-02-09 15:57:15Vento di passione: Pino Daniele e Giorgia interpretati da Rita Muro.
Sabato 25 gennaio si è aperta la decima rassegna “E qualcosa rimane” ed. 2025 curata dal direttore artistico Charlie Agostini.
Un tema, quello di quest’anno, coniugato tutto al femminile così come saranno le cantati donne ad esibirsi nelle 4 serate sul mitico palco del Rex.
Prima tra queste, Laura Pirri, interprete che non ha bisogno di tante presentazioni, apprezzata dal pubblico per le sue incredibili doti interpretative. Con lei l’immancabile, infinito compagno d’avventure musicali, Alessandro Modenese, curatore degli arrangiamenti; Lorenza Bano (violino e tastiere); Carlo Rubini (basso) e un sorprendente debuttante tredicenne Giovanni Modenese (tastiere, percussioni, flauto traverso). Il cognome tradisce le sue origini (è figlio di Alessandro) e da figlio d’arte ne calca le orme. Se tanto mi dà tanto, da quel che si è visto ieri sera, un altro Modenese saprà si farà strada nel mondo della musica.
“Anche fragile”, il titolo dello spettacolo, un racconto tratto dalle canzoni di vere e proprie icone della musica italiana contemporanea, ovvero Elisa, Tosca e Fiorella Mannoia.
Nelle sei scene proposte, presentate dal bravo e simpatico Matteo Soranzo, le molteplici situazioni che si presentano nella vita di una donna: una bambina, una fidanzata, moglie, madre…
Il programma musicale ha inizialmente proposto brani forse meno conosciuti dal grande pubblico, tuttavia intensi nei testi e nelle sonorità. Lontanissime da quelle propinate oggi da un certo tipo di artisti (?) che, tanto per rimanere allacciati al tema della manifestazione, poco hanno a che fare con il rispetto della donna.
Però, come alle “nozze di Cana”, il vino migliore è stato servito nel finale.
Infatti, due i pezzi che hanno fatto inebriare il pubblico, sapientemente tenuti all’ultimo dal copione: il sanremese “Vorrei incontrarti tra 100 anni” di Ron e Tosca e “Quello che le donne non dicono” della Mannoia, nell’intensa interpretazione della Pirri, hanno risvegliato il pubblico che ha accompagnato le canzoni con cori da stadio.
Un finale in crescendo, entusiasmante, che ha strappato lunghi applausi ai presenti.
Una nota sull’età media di quest’ultimi: piuttosto alta, ma sappiamo che oggi è veramente difficile riuscire a muovere un pubblico più giovane. Tanto il disinteresse delle giovani generazioni, che prediligono la mediocrità di un’interpretazione aiutata dall'”autotune” o da altri aggeggi elettronici, e farcita perlopiù da testi volgari e dissacranti, piuttosto che premiare interpreti e musicisti che salgono su un palco solo dopo ore e ore di prove.
Un grande plauso quindi a Charlie Agostini e al Rex che, sin dalla prima serata hanno saputo giocare bene le proprie carte, ottenendo l’ennesimo sold out.
Prossimo appuntamento, l’8 febbraio con un’altra sfavillante interprete, Rita Muro.
https://www.musikkoman.it/wp-content/uploads/2025/01/Pirri-al-Rex-2025.jpg6301200Musikkomanhttps://www.musikkoman.it/wp-content/uploads/2018/09/MKr-340.156b.pngMusikkoman2025-01-26 18:44:112025-01-26 18:44:12Laura Pirri: "Anche fragile" al Rex
Torna al Cinema Teatro Rex la rassegna musicale curata da Charlie Agostini
di Enrico DANIELE
Come è consuetudine ormai da dieci anni, torna dal 25 gennaio sino all’8 marzo “E qualcosa rimane” la rassegna musicale curata dal direttore artistico Charlie Agostini.
Dieci anni in cui l’evento ha saputo coinvolgere numerosi artisti impegnati sulle diverse tematiche proposte ogni anno, ed ha attirato nella sala del Rex un pubblico sempre più affezionato che ha fatto registrare il “sold out” praticamente in tutte le serate, per la soddisfazione di tutto lo staff della gloriosa sala padovana, la più antica tra quelle cittadine.
Il tema proposto quest’anno è la “donna”. Infatti, “La musica al femminile” è il titolo di questa edizione che vedrà salire sul palco del Rex quattro cantanti molto apprezzate dal pubblico.
Aprirà la rassegna Laura Pirri, sabato 25 gennaio, con lo spettacolo “Anche fragile”, un reportage musicale tratto da Elisa, Tosca e la Mannoia. Con lei sul palco l’immancabile Alessandro Modenese (chitarra) che ha curato tutti gli arrangiamenti, Lorenza Bano (violino), Carlo Rubini (basso) e Giovanni Modenese (percussioni).
Rita Muro sarà la protagonista della seconda serata, sabato 8 febbraio, con il suo “Vento di passioni”. La cantante napoletana, naturalizzata padovana, sarà accompagnata alle tastiere da Andrea Badan, alle chitarre da Rudy Michelutti, Max Braga al basso e Marco Campigotto alla batteria. Per il quintetto il tema verterà su omaggi a Pino Daniele e Giorgia.
Il 22 febbraio per la terza serata la proposta acustica del trio LDL, acronimo di Laura Tiberi (voce e chitarra), Davide Zanella (basso e voce) e Luca Palmarin (percussioni, che proporranno “Dentro la valigia”, un viaggio nel pop acustico italiano e internazionale.
L’8 marzo la serata conclusiva con Martina Micaglio in “Navigando” un percorso musicale dedicato alle interpreti che va dagli anni ’60 sino al terzo millennio. Con lei Daniele Pinato alle percussioni, Aurelio Doria alle chitarre e Marco Andreose alle tastiere.
L’inizio degli spettacoli sarà alle ore 21 ed il prezzo del biglietto è di euro 12. Sarà possibile acquistare l’abbonamento per le 4 serate al prezzo dieuro 40 (al botteghino del Rex negli orari di apertura, oppure on line su ticket.cinebot.it/rex).
https://www.musikkoman.it/wp-content/uploads/2025/01/EQR-2025.jpg6341207eldapagehttps://www.musikkoman.it/wp-content/uploads/2018/09/MKr-340.156b.pngeldapage2025-01-23 12:20:292025-01-23 12:47:43E qualcosa rimane: decima edizione
Storia di un personaggio diventato un mito: il mio.
di Enrico Daniele
(Credits: l’ immagine di copertina raffigurante la locandina della mostra allestita a Palazzo Reale di Milano in occasione dei 100 anni dalla nascita proviene dall’Archivio della Fondazione Mike Bongiorno. Le altre immagini sono dell’autore del presente articolo, scattate in occasione della visita alla mostra. L’immagine che ritrae l’attore Claudio Gioele nei panni di Mike Bongiorno è tratta dalla fiction Rai mandata in onda a Novembre 2024 )
A cento anni dalla sua nascita, non potevo esimermi dallo scrivere un mio pensiero su colui che, negli anni, è diventato il mio mito, Mike Bongiorno.
Di recente ho visitato la mostra allestita a Palazzo Reale di Milano, che ripercorre in maniera molto dettagliata la vita privata e professionale del presentatore italoamericano, pioniere della televisione italiana.
In fondo al pezzo, ho riassunto una biografia, per chi non conoscesse la sua storia, basandomi principalmente sul catalogo della mostra, sul sito della Fondazione a lui intitolata e su testimonianze ed articoli reperiti in rete.
IL MIO PERSONALE RICORDO
Se è vero il detto che “la fortuna è cieca” nel caso di Mike si può altrettanto dire che “la fortuna – invece – ci ha visto bene”. Benissimo, aggiungo io, perché più volte scampato a morte certa durante la guerra, ma anche nella vita, quella professionale, dove la fortuna se l’è cercata ed essa lo ha ricambiato con innumerevoli successi.
Nel suo lungo percorso professionale, fin dagli esordi in radio, Mike Bongiorno ha accomunato molte generazioni che hanno apprezzato il suo stile garbato, rispettoso del pubblico e dei concorrenti nelle sue trasmissioni.
Eticamente corretto sul lavoro, assolutamente ottimista nella vita.
L’ “Allegria!” con la quale salutava i telespettatori dal tubo catodico sin da quando era ancora in bianco e nero, era contagiosa e ipnotizzava il pubblico, facendo dimenticare per un po’ i problemi quotidiani. Autoironico, al punto tale da far dire che le sue famose “gaffes” fossero costruite ad arte, cosa a cui personalmente non credo.
Un personaggio diventato iconico, simbolo anch’egli di un’Italia in pieno boom economico ed entrato di forza nell’immaginario collettivo.
Uomo di spettacolo, certo, ma mai sopra le righe, nemmeno quando la critica lo aveva stroncato (spesso anche in maniera dura e spietata, come fece Umberto Eco nel suo saggio) salvo poi essere riabilitato come promotore di cultura, in un’Italia, agli inizi degli anni ’60, dove la scolarizzazione era ancora poco diffusa. Di lui, il critico Aldo Grasso in occasione della mostra per il centenario dalla nascita ha scritto: “Bisogna ricordare che in un Paese di dialetti e arretratezza quel “giovanotto americano” ha regalato conoscenza e una lingua unica”.
In tanti lo hanno pianto alla sua scomparsa e molti lo rimpiangono anche oggi, quando in tv imperversa il “trash” e la litigata è all’ordine del giorno; l’attuale carenza di cultura negli spettacoli d’intrattenimento non è nemmeno paragonabile con quella, falsamente presunta, degli spettacoli a quiz di Mike. Mai come oggi, infatti, si sente la mancanza di personaggi popolari sì, ma professionalmente più seri ed eticamente corretti.
Per quelli della mia età, sono nato nel 1959, credo che la trasmissione simbolo che ha reso popolare Mike sia senz’altro il “Rischiatutto”.
Lo è stato sicuramente per me che, da giovane, ne ho copiato le gesta in un programma “fatto in casa”.
Studiavo alle medie in un collegio diretto da una congregazione di scuola francese e l’insegnamento, pur rigido dato il periodo e il contesto, prevedeva anche l’intrattenimento.
Tuttavia, erano poche le occasioni per godere degli spettacoli televisivi: la domenica pomeriggio il calcistico “Novantesimo minuto” e al giovedì tutti incollati alla tv per il “Rischiatutto”, senz’altro preferito dai nostri educatori agli show del sabato sera, quando faceva capolino il troppo audace – per l’epoca – ombelico della Carrà, nel famoso “Tuca tuca” con l’Albertone nazionale.
Ricordo che nella grande “sala ricreazione” realizzammo una scenografia in tutto e per tutto simile all’originale, con tanto di tabellone luminoso, le colonne con i numeri dentro gli “ovali”, le cabine dove sedevano i concorrenti, le buste con le domande finali.
A me toccò la parte del presentatore, il “Mike della situazione”, e la mia valletta…una delle suore che all’interno del collegio normalmente si occupavano della mensa. Niente a che vedere con la Sabina Ciuffini televisiva ma… di necessità virtù!
Il mito di Mike in me nacque a quel tempo, erano i primi anni ’70, e mi è rimasto dentro tutt’ora.
Oggi mi diletto a presentare spettacoli, a scandire i risultati allo stadio nelle partite di rugby, ad intrattenere il pubblico con qualche dj set, ma ogni volta che prendo in mano un microfono, mi viene in mente quel “Rischiatutto fatto in casa” e Mike Bongiorno, del quale conservo un gran bel ricordo.
Ebbi l’occasione di vederlo dal vivo una sola volta, ma quasi lo toccai con mano quando venne a Padova a presentare, assieme a Luisa Corna, la V° edizione del Premio Sant’Antonio, realizzato sul sagrato della Basilica del Santo. Era il giugno del 2006 e lo ricordo vestito con un brillante blazer azzurro cielo, che non temeva la prorompente concorrenza estetica della bella e statuaria Corna.
Di recente ho visitato la mostra allestita a Palazzo Reale di Milano e dalla quale ho tratto, sintetizzandola, la biografia che potete trovare dopo questo pezzo.
L’ho definito “lucky Mike”, un uomo fortunato scampato alla morte da giovane, ma che ha cercato e voluto la sua fortuna che, di fatto, lo ha reso il personaggio che è stato.
Concludo il mio ricordo ancora con le parole di Aldo Grasso che scrive: “Mike è stato un uomo felice con qualche ferita (l’ultima, il disamore da parte di Mediaset): basta ricordare l’entusiasmo con cui ogni giorno partecipava alle ospitate tv, ai programmi di Fiorello, che gli ha regalato non una seconda ma un’eterna giovinezza”.
LUKY MIKE – La biografia
Michael Nicholas Salvatore Bongiorno era nato a New York il 26 maggio del 1924, dall’avvocato italo americano Philip, di nobili origini siciliane, e da Enrichetta Carello, figlia di un famoso industriale torinese che produceva fanali per auto.
DAGLI STATES ALL’ITALIA
La fortuna di Mickey – così era chiamato da piccolo – inizia quando la sfortuna si accanisce contro la sua famiglia, colpita inesorabilmente dal “giovedì nero” della borsa di Wall Street nel 1929.
Trasferitosi in Italia con la madre, che intendeva rimanerci solo per qualche tempo, alla fine vi resta per anni e nel 1943, Mickey conosce casualmente il caporedattore sportivo de “La Stampa” Luigi Cavallero. Diventa il suo “galoppino” per resoconti di gare sportive.
PARTIGIANO IN GUERRA E PRIGIONIERO SCAMPATO ALLA MORTE
Siamo in piena Seconda guerra mondiale.
Diventa staffetta partigiana e nella fuga per raggiungere la Svizzera neutrale, incappa in un rastrellamento nazista. Si libera dei documenti scottanti che aveva con sé, e anche del passaporto americano.
Sarà la sua fortuna perché un ufficiale della Gestapo, recuperati i documenti e con essi il suo passaporto, capisce l’importanza di avere un americano fra i prigionieri e questo salva Michael dalla fucilazione certa.
Internato nel “raggio della morte” al San Vittore, si prodiga nello scambio dei messaggi segreti tra i prigionieri e qui riesce perfino ad incontrare la mamma che lo pensava morto, anch’essa reclusa nella “sezione donne” del carcere.
Trasferito nei campi di concentramento prima a Bolzano, poi a Reichenau in Austria ed infine a Spittal in Carinzia, sfugge alla infausta sorte toccata a molti altri compagni di sventura. Diventa “preziosa merce di scambio” tra prigionieri americani e tedeschi e, incredibilmente, ritorna a New York imbarcato su una nave.
IN AMERICA DIVENTA PROFESSIONISTA, IN ITALIA SARA’ MIKE
In America inizia il suo straordinario percorso professionale.
Infatti, per la prima volta prende in mano un microfono di “Voice of America”, una radio che trasmette notizie anche in Italia, e poi anche in altre emittenti. L’esperienza nelle radio americane forgia il futuro di Michael che, dopo un fortunoso incontro con alcuni giornalisti Rai e tornato in Italia corrispondente per una trasmissione dell’americana WOV, viene contattato da Vittorio Veltroni, caporedattore del nucleo giornalistico della nascente televisione italiana.
PIONIERE NELLA NEONATA RAI TV
Veltroni lo convince a rimanere in Italia, contro la sua decisa riluttanza, e a lavorare in una trasmissione televisiva sperimentale, “Arrivi e Partenze”, che diventerà poco dopo il primo programma del palinsesto inaugurale dalla Rai Tv, nata il 3 gennaio del 1954.
Michael diventa così “Mike”, nomignolo affibbiatogli dallo stesso Veltroni.
Da quel momento in poi, inizierà il lungo sodalizio tra la Rai e Mike che, a ragion veduta, sarà considerato a pieno titolo uno dei fondatori della televisione italiana.
In radio conduce i primi quiz, alternandoli a quelli in televisione. Il successo arriverà immediatamente.
Nel 1956 “Lascia o Raddoppia”, un programma a quiz nato su un format americano che aveva già avuto successo in Francia, ipnotizza gli italiani che, ogni giovedì sera, si trovano riuniti da qualsiasi parte dove ci sia un, allora raro, apparecchio televisivo. Questo sino al 1959, dopo 191 puntate quando “Campanile sera” prenderà il suo posto per altre 117 puntate, sino all’ottobre del 1962.
IL FENOMENO MIKE BONGIORNO
La critica televisiva comincia a valutare il “personaggio Mike Bongiorno” e un giovane Umberto Eco ne descrive la “fenomenologia” in un saggio che stronca a piè pari il presentatore italo americano, definendolo – tra l’altro – “campione di mediocrità e di conformismo”.
Mike, al quale non piacque mai il pensiero di Eco, tira avanti dritto per la sua strada, sostenuto da una parte della critica che, invece, lo considera istruttivo in un’Italia appena entrata nel boom economico, ma ancora molto analfabetizzata.
Dai quiz a “Sanremo” (alla fine ne presenterà 11) e agli spettacoli di musica leggera: Mike è instancabile.
Ne “La fiera dei sogni” nasce un suo marchio di fabbrica: quel “Allegria!” con il quale il presentatore amava salutare il suo pubblico, come era diventato famoso il ricorrente “amici ascoltatori”.
Tuttavia, l’imminente contestazione giovanile cambia l’opinione pubblica e porterà Mike ad una pausa di riflessione.
Torna negli States, dove rivedrà per l’ultima volta un padre assai cambiato, ma ritornerà presto nella sua patria adottiva con un nuovo progetto, basato su una trasmissione americana a quiz intitolata “Jeopardy!”.
Però, nel frattempo, in Rai le cose sono cambiate. Bussa a tante porte, ma non gli dà retta quasi nessuno, salvo Carlo Fuscagni, un funzionario lungimirante che crede nel suo nuovissimo progetto.
LA CONSACRAZIONE A RE DEL QUIZ COL RISCHIATUTTO
Il 5 febbraio del 1970, sul secondo programma Rai, andrà in onda la prima puntata della trasmissione che consacrerà definitivamente Mike come indiscusso “Re del Quiz”: il “Rischiatutto”.
Palcoscenico di iconici concorrenti entrati nell’immaginario collettivo (Massimo Inardi, Giuliana Longari, Andrea Fabbricatore, solo per citarne tre famosissimi), il quiz è teatro di memorabili siparietti tra Mike e “l’inflessibile notaio” Ludovico Peregrini (che diventerà “il signor No”), o quelli con Sabina Ciuffini (prima “valletta parlante” della televisione).
Nella conduzione del programma Mike, tra il garbo e la compostezza con la quale si rivolge ai concorrenti, rivela ai telespettatori anche una certa “ingenuità”, leggera e divertente. Infatti, diventano memorabili le sue “gaffes”, cui forse la più famosa rimane quel “Ahi ahi ahi signora Longari, mi è caduta sull’uccello”, frase molto probabilmente mai pronunciata; o “Cos’è quella cosa lì che le pende in mezzo alle gambe?“, riferita ad un concorrente che indossava una vistosa cintura; e ancora “Abbiamo Romina Power che ce la fa vedere“; e “Ma chi sarà questo signor Paolo Vi del quale non ho mai sentito parlare?“, in riferimento a Papa Paolo VI.
Grazie alla rapida evoluzione della società, dopo il boom economico degli anni’60, al grido di “fiato alle trombe Turchetti” il Rischiatutto diventa il capostipite dei quiz moderni, con i tabelloni luminosi, le cabine coi pulsanti, il “rischio”, le buste con le domande (“…la uno, la due o la tre…” con la “e” aperta, riproposta in anni recenti negli sketch di Fiorello, strabiliante imitatore, ammiratore e riscopritore di un Mike ormai pensionato della televisione).
Tutto questo sino al 1974 per 5 edizioni, sempre al giovedì sera e sempre con una grande audience di pubblico e critica.
Dopo una breve parentesi alla tv svizzera, rientra i Rai e, anche stavolta, il successo sarà immediato: “Scommettiamo” debutta nella tv “a colori” il 5 gennaio del 1978, cui seguirà “Flash” a dicembre del 1980, ultimo programma in Rai per Mike Bongiorno che, già tre anni prima, era stato contattato da un rampante imprenditore milanese, con il quale Mike passerà dalla tv statale alla tv commerciale: Silvio Berlusconi.
LA COLLABORAZIONE CON LE TV DI BERLUSCONI
La collaborazione con Berlusconi coincide con la nascita di Canale 5, primo vero network nazionale privato, mentre Mike è ancora sotto contratto con la Rai. Mike intuisce le potenzialità di questa fase di cambiamento epocale della tv e si inventa “Bis” che riproponeva il format di una trasmissione simile del 1962, ma con la grande idea di coprire una inusuale fascia oraria, quella della tarda mattinata.
La trasmissione va in onda a mezzogiorno, con gli italiani seduti a tavola, tutti i giorni sino al 1990.
Mike diventa presto l’uomo-immagine delle televisioni Fininvest e sarà il primo di molti altri transfughi che dalla Rai si trasferiranno al network privato (Corrado, Sandra e Raimondo…).
A Canale 5 Mike ripropone un format di successo presentato in Rai: “Flash” diventa “Superflash”.
Il gruppo del patron Berlusconi fa acquisizioni: entrano nel network Italia 1 e Rete 4 e la concorrenza con la Rai diventa paritaria.
Mike è una fucina di idee: “Penthatlon” – quiz di abilità; l’autocelebrativo “TeleMike” – quiz puro che viene sfornato per ben 186 puntate.
Questi successi lo portano ai vertici del network: diventa vicepresidente Fininvest nel 1987 e nel 1990 vicepresidente della rete madre, Canale 5.
Il successo e la scalata nei vertici societari non lo distolgono dal suo lavoro. Convince Berlusconi a comprare il format di quella che sarà la trasmissione più longeva tra quelle ideate e condotte da Mike: “La ruota della fortuna” va in onda dal 1989 al 2003 in orario pre-serale, immediatamente prima del TG5 in onda alle 20, per espressa volontà di Mike in diretta concorrenza al TG1 Rai
Anche in Fininvest, che poi diventerà Mediaset, l’apporto di Mike è prolifico e variegato. Si succedono trasmissioni a quiz per adulti e bambini, spettacoli musicali e di intrattenimento, tutti col sostegno pubblicitario di molteplici aziende. A lui si affiancano volti sconosciuti che con lui troveranno fortuna e notorietà (Simona Ventura, Paola Barale, Miriana Trevisan, Antonella Elia…).
LA PUBBLICITA’
La sua notorietà e la sua esperienza maturata al lavoro nelle radio negli Stati Uniti, ha fatto sì che la pubblicità si interessasse di lui, e viceversa.
Uno dei primi sketch di “Carosello” (primo programma pubblicitario RAI in onda dal 1957 al 1977, dopo il quale tutti i bambini andavano a letto) vedeva Mike protagonista. Memorabile quello di una nota grappa sul Cervino, montagna a lui cara: capitò che durante la registrazione dello spot sulla cima del monte, Mike rischiò la vita, a causa dell’abbassamento delle nuvole e del forte vento. Una vera e propria bufera, per cui dovette legarsi alla croce, in attesa che l’elicottero lo prelevasse in salvo. Ancora una volta fortunato!
La pubblicità è sempre stata presente nelle sue trasmissioni con sponsor di ogni genere e marca.
Anche quando ormai era lontano dalle tv, lo si è visto a fianco di Fiorello in spassosi siparietti comici pubblicitari, iconico e fortemente autoironico.
LA VITA PRIVATA E LA MORTE IMPROVVISA
La separazione dei genitori, quando il piccolo Michael aveva solo 10 anni, ha inevitabilmente segnato la vita di Mike.
Dopo un primo, fugace matrimonio nel 1948 con una cantante lirica italo americana, Rosalia Maresca, sciolto dalla Sacra Rota, nel 1968 sposa a Parigi Annarita Torsello, conosciuta durante le registrazioni di un “Carosello”, ma tra i due non c’è compatibilità e il matrimonio finisce di lì a poco.
Nel 1969 conosce l’amore della sua vita: una giovanissima Daniela Zuccoli, che sposerà nel 1972 e che diventerà la madre dei suoi tre figli (Michele Pietro Filippo 1972, Nicolò 1976 e Leonardo 1996).
Un’ unione che durerà, solida, sino all’improvvisa scomparsa di Mike, l’8 settembre 2009 a Montecarlo dove erano in vacanza.
Berlusconi, allora Presidente del Consiglio, decide per i funerali di Stato: anche qui, una prima volta assoluta per un personaggio dello spettacolo.
Il 12 settembre, sul sagrato del Duomo di Milano, è presente una folla straripante di gente comune, personaggi politici, dello spettacolo, dell’industria. Si contano più di diecimila persone e la cerimonia funebre trasmessa in diretta sia sulla Rai che sulle tv Mediaset e Sky.
“Una cosa è certa – dirà nel suo ricordo il “rivale” Pippo Baudo – noi siamo coristi, mentre tu, caro Mike, sei stato il solista”.
Un anno dopo la famiglia presenterà la “Fondazione Mike Bongiorno” con finalità benefiche per i bambini e i meno abbienti; nel “Sanremo” del 2013 verrà inaugurata una statua che lo vede nell’iconico saluto “Allegria!”; viene riproposto varie volte in tv, in sua memoria, “Rischiatutto” e nel decennale della scomparsa viene trasmesso dalla Rai un documentario biografico.
Nel giugno del 2024, in occasione del centenario della nascita, Gerry Scotti – designato dallo stesso Mike come suo erede nella conduzione dei quiz – presenta un’edizione de “La ruota della fortuna”.
A Palazzo Reale di Milano, dal 17 settembre 2024 al 17 novembre 2024 viene allestita una mostra che ripercorre tutta storia personale e professionale di Mike.
Le esperienze musicali (e di vita) di Andrea Scarso. di Enrico Daniele
Molti di voi avranno già sentito parlare di Andrea Scarso o, per meglio dire, Caterino“Washboard” Riccardi o più semplicemente, Caterino.
L’eclettico musicista del piovese, frontman e fondatore dei Fireplaces con il suo partner storico Carlo Marchiori (cliccaqui per le info sul gruppo),era balzato agli onori della cronaca padovana e alla notorietà musicale nel maggio del 2013, grazie ad una avventurosa e fortunata apparizione allo Stadio Euganeo, nientemeno che sul palco di Bruce Springsteen e della E Street Band, dove il nostro si è esibito con la sua ormai famosa washboard di latta, suonata con un paio di cucchiai da cucina (clicca qui per il video della performance).
Caterino e la sua washboard (foto di Massimo Sardena)
Bene, dicevo, molti di voi lo conosceranno perché da quel 2013 le sue quotazioni musicali hanno subito una notevole impennata (n.d.r. io stesso lo invitai ad un contest, subito dopo quel fortunoso evento).
Infatti, nel tempo, con le sue band ha calcato innumerevoli palcoscenici padovani, veneti e nazionali, spingendosi dalle Alpi sino in Calabria. Tuttavia, il suo indomito spirito lo ha anche portato, con i Fireplaces, aldilà dell’oceano, per esibirsi in America, nei luoghi dove è nato il sound che caratterizza il suo stile musicale (folk roots rock americano).
Mente ispirata, Caterino utilizza con assiduità i social e, da qualche tempo, si è inventato “Radio Caterino”, un appuntamento (quasi) quotidiano su Facebook.
Tramite una dialettica diretta, senza badare né alla punteggiatura e men che meno alle maiuscole o altre cose da “terza elementare”, Caterino va via diretto, senza ostacoli, raccontandoci con accorata enfasi, le sue esperienze di vita e delle coincidenze sonore che ne derivano.
Ne esce così uno spassoso diario che, tra l’altro, ci svela aneddoti e scoperte musicali poco note ai più, ma che vale la pena di conoscere.
Scoperte che solo un innamorato della musica (e non solo: Caterino, oltre ai cucchiai di cui sopra, sa usare molto bene anche forchetta e coltello) poteva conoscere.
Le iniziative di Andrea Scarso alias Caterino “washboard” Riccardi: