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EQR 26: Golden Soul Band al Rex

Sabato 7 per la seconda serata della rassegna.

di Enrico Daniele

Dopo il successo della prima serata di “E qualcosa rimane” ed. 2026 la rassegna curata dal direttore artistico Charlie Agostini, con l’omaggio a Fabrizio De André, sabato 7 febbraio alle ore 21 si riaccendono le luci sul palcoscenico del mitico Teatro Cinema Rex di Padova.
Stavolta sarà il soul a farla da padrone con la Golden Soul Band che presenterà lo spettacolo “MEN AND WOMEN SOUL – Voci a confronto nella musica dell’anima”.


La domanda è: “Al successo della musica soul hanno contribuito più le donne o gli uomini?”.

La risposta cercheranno di darla Barbara Foglia e Giancarlo Stella, le voci dolci e graffianti della band, con Eleonora Mozzi e Serena Corvo comprimarie nel coro.
Folto e di indiscutibile talento il gruppo dei musicisti, a cominciare da Carlo Santacatterina, una garanzia all’organo e al piano; Stefano Pinna alla chitarra e Giancarlo Ventrella al basso che detterà il ritmo assieme alla batteria di Roberto Gaspari. Immancabile, nel soul, la nutrita sezione fiati con Sandro Caruana, tromba e flicorno, Sergio Ferro, sax tenore, Michele Gagliardo, trombone e Lucas Stefanutti, sax baritono.
Sarà poi Lorenzo Cavina a fare da trait d’union tra musicisti e cantanti, con intermezzi fatti di storie curiose, a volte intriganti, sullo sfondo di immagini d’epoca.


Una serata che ci riporterà agli anni ’60 quando la “musica dell’anima” ha trovato terreno fertile per meravigliosi ed intramontabili successi.
Sarà possibile effettuare l’acquisto del biglietto (euro 12 – posto numerato) presso il botteghino del Rex negli orari di apertura, o tramite il sito a questo link https://ticket.cinebot.it/rex/titolo/1000.
Le prevendite sono iniziate ormai da un mese e quindi affrettatevi per non perdere il vostro posto in sala.

LMI: sulle orme di De André incanta il REX

Lo spettacolo del Laboratorio Musicale Italiano ha inaugurato l’11a edizione della fortunata rassegna curata da Charlie Agostini.

di Enrico Daniele

(credit photo Massimo Tosi)

È iniziata col piede giusto l’11a rassegna di “E qualcosa rimane”, curata dal direttore artistico Charlie Agostini, con il supporto organizzativo dello staff del Cinema Rex.

Sabato 24 gennaio il pubblico non si è fatto attendere ed in gran numero ha risposto all’appello, riempiendo la platea della sala cinematografica che quest’anno festeggia i 70 anni di apertura. Un traguardo prestigioso e che anche in questa stagione riserverà al pubblico iniziative culturali ad ampio spettro.

Ad aprire simbolicamente la stagione del REX, la prima serata di EQR ha visto esibirsi sul palco il Laboratorio Musicale Italiano (LMI) che ha presentato un omaggio a Fabrizio De André.

“Sentiero De André” – questo il titolo dello spettacolo – ha raccontato il cammino sulle tracce del grande cantautore genovese con una cifra stilistica assolutamente personale ed inedita, rispetto alle consuete proposte.

Infatti, brani più conosciuti al grande pubblico hanno, invece, lasciato il posto a pezzi che hanno scavato più nel profondo del pensiero di De André, con temi inerenti al mondo degli emarginati (Città vecchia, Anime salve, Smisurata preghiera) o a quello della prostituzione (Bocca di Rosa, Via del Campo, Marinella).  

E se “…le canzoni non bastano a fermare la guerra…” De André ci prova e la descrive a suo modo con “La guerra di Piero”, così come con “Sand Creek” ce ne racconta gli orrori.

LMI ripercorre altri temi della discografia di De André: “Il testamento di Tito” che esprime la critica ad una rigida applicazione dei Dieci Comandamenti; “Andrea” congli aspetti della personalità, l’omosessualità; “Ho visto Nina volare” segna il ritorno ai ricordi della sua giovinezza, o quelli legati al sequestro, con Dori Ghezzi, in Sardegna (Hotel Supramonte) dove c’è una sorta di compassione verso i suoi carcerieri. E poi la sua Genova (Creuza de ma) con il linguaggio della gente che percorre quel sentiero che porta al mare.

“…dove lo stato lascia un buco, mafia e camorra lo riempiono…”  è la feroce satira sul rapporto tra lo Stato e la criminalità organizzata nella popolarissima ironica “Don Raffaè”.

Notevoli le espressioni musicali impresse dalla band con l’alternarsi delle voci di Alessandro Modenese (anche chitarra) e Giuseppe Cadamuro, il dolce ed intenso tocco al violino di Francesca Balestri, gli arrangiamenti di Andrea Uliana alle tastiere, il ritmo mai invadente del basso di Valter Bertollo e della batteria di Nik Chiappini. Belle le incursioni della “genovese” voce narrante di Massimo D’Onofrio.

Due ore di spettacolo che hanno coinvolto il pubblico chiamato più volte a ritmare le canzoni col battito delle mani, specie in “Volta la carta” brano che ha chiuso la bella serata.

Prossimo appuntamento al Rex il 7 febbraio con la Golden Soul Band che proporrà “Men & Women of soul” – voci femminili e maschili a confronto.

EQR 26 Inizia il cammino sul “Sentiero De André”

Sabato 24 al Cinema Rex.

di Enrico Daniele

Manca veramente pochissimo all’inizio dell’11a rassegna “E qualcosa rimane” ed. 2026, curata dal direttore artistico Charlie Agostini.

Sabato 24 gennaio alle ore 21, in scena sul palco del mitico Cinema Rex il Laboratorio Musicale Italiano (LMI) che presenterà lo spettacolo “Sentiero De André”, per la prima delle cinque serate in programma.

Un percorso musicale, raccontato, cantato e suonato sulle orme del grande cantautore scomparso a gennaio del 1999.

A dare vita al ricordo di Fabrizio De André la chitarra e la voce di Alessandro Modenese, amatissimo habitué del Rex, che ha curato tutti gli arrangiamenti. Ad accompagnarlo la voce di Giuseppe Cadamuro, le tastiere di Andrea Uliana, il violino di Francesca Balestri, la batteria di Nik Chiapponi e il basso di Valter Bertollo. A condurci sul sentiero la voce narrante di Massimo D’Onofrio.

Le ultime informazioni dal botteghino del Rex ci dicono che non ci sono tantissimi posti liberi in sala, motivo per cui è necessario affrettarsi per prenotare il posto numerato (Euro 12 per la serata – Euro 50 per l’intera rassegna).

Ancora…E qualcosa rimane

Undicesima edizione della rassegna curata dal direttore artistico Charlie Agostini

di Enrico Daniele

Immagini dal sito del Cinema Rex di Padova

Manca veramente poco all’ edizione 2026 di “E qualcosa rimane”, la rassegna di teatro-musica- immagini, curata dal direttore artistico Charlie Agostini, giunta alla sua undicesima edizione sul mitico palco del Cinema Rex.

Lo scorso anno ci eravamo lasciati col dubbio, emerso nell’intervista fatta ad Agostini prima dell’inizio della decima rassegna (qui l’intervista), quando il direttore artistico lasciava intendere che, forse, non ci sarebbe stata un’undicesima tappa della fortunata rassegna. Infatti, raggiunti i 70 anni, 51 di presenza artistica, Agostini aveva il cruccio di non riuscire a concretizzare quello che, per nostra fortuna, inizierà invece sabato 24 gennaio 2026. Non solo, ma i 70 anni di Charlie devono avergli impresso maggior vigore perché, udite udite, anziché le consuete 4 serate, all’edizione 2026 ne è stata aggiunta una in più.

Nessun tema conduttore quest’anno, ma serate esclusive.

Il cartellone della rassegna, infatti, ci propone come inizio l’omaggio a Fabrizio De André, presentato da LMI (Laboratorio Musicale Italiano) dal titolo “Sentiero De André”, un cammino sulle tracce di Faber (Sabato 24 gennaio, ore 21 – qui l’evento completo)

Con un salto triplo, nella seconda serata lasceremo il cantautorato italiano per immergerci nel soul proposto dalla Golden Soul Band nello spettacolo “Men & Women Of Soul”, voci femminili e maschili a confronto nel genere musicale nato negli Stati Uniti alla fine degli anni ’50 dalla fusione tra le sonorità ritmiche del Rhythm and Blues e le radici spirituali del Gospel (Sabato 7 febbraio, ore 21 – qui l’evento completo).

Altro salto temporale in avanti nella terza serata (Sabato 21 febbraio, ore 21 – qui l’evento completo) con la proposta della Medladies Band dal titolo “Voci in scena – Playlist di una volta”, un viaggio tra i maggiori successi pop e soul dagli anni 70 ad oggi.

Nella quarta serata (Sabato 7 marzo, ore 21 – qui l’evento completo) ritorniamo in Italia con i Ragazzi Acqua e Sapone che omaggeranno gli Stadio (nati come gruppo spalla di Lucio Dalla e successivamente con un precorso artistico autonomo) nello spettacolo “Un disperato bisogno d’amore”.

Concluderà la rassegna (Sabato 21 marzo, ore 21 – qui l’evento completo) il viaggio pieno di emozioni attraverso le intramontabili canzoni di Claudio Baglioni, proposte da Gianluca Amore nel suo “E tu come stai?”

La prevendita dei biglietti è già iniziata (botteghino del Rex, oppure on line su ticket.cinebot.it/rex) ma siete ancora in tempo per prenotare il vostro posto numerato (euro 12 a serata – Euro 50 per l’intera rassegna).

È d’obbligo una raccomandazione per coloro che non conoscono la rassegna: “E qualcosa rimane” ha il grosso “difetto” di fare sold out quasi tutte le serate…perciò siete avvisati!

Lady Madonna al Rex: emozioni al femminile

Uno spettacolo di teatro canzone dedicato alla donna sulla musica dei Beatles

di Enrico Daniele

foto di Gianni Girardi

In piena sintonia con la “donna”, il tema proposto dalla rassegna “E qualcosa rimane” ed. 2025, sabato 12 aprile al Cinema Teatro Rex è andato in scena l’ultimo dei tre spettacoli “fuori cartellone” della manifestazione ideata e diretta con successo da Charlie Agostini.

Sul palco i “Lady Bee” una nuova formazione del panorama musicale padovano, tuttavia composta da ben noti e talentuosi artisti: la cantante Erika De Lorenzi; il chitarrista, cantante, amante e cultore appassionato della discografia dei Beatles, Michele Vallerotonda; il pianista Guido Rosa che con Vallerotonda condivide la passione per i 4 di Liverpool e insieme si sono occupati degli arrangiamenti.

Special Guest una dei “migliori microfoni” padovani, Wendy Muraro, autrice ed interprete dei monologhi originali, basati sulle emozioni primarie (Sorpresa, Paura, Disprezzo, Disgusto, Tristezza, Rabbia e Gioia, nell’ordine proposto dalla serata) riferite alla donna e raccontate con arguta espressività tra un brano e l’altro.

Nell’arco di più di un’ora e mezza di spettacolo, il pubblico presente (rarissime le poltrone vacanti) ha potuto apprezzare i Beatles rivisitati con arrangiamenti molto singolari, con sfumature di jazz, soul e R&B, dove il pianoforte di Rosa ha fatto da padrone sulla scena esaltando la duttile voce di Erika De Lorenzi che si è adeguata al ritmo e al tema proposto di volta in volta dai monologhi, affiancata dal controcanto e dalla chitarra acustica di Vallerotonda.

Dodici i brani proposti: in apertura “A Day In A Life” (1967); una versione dolcissima di “Across The Universe” (1969); “She’s Leaving Home (1967); “Blackbird” (1968); “The Long And Winding Road” (1970) in un arrangiamento a mio parere molto curato e ricercato; “While My Guitar Gently Weeps” (1968) uno dei miei brani preferiti; “Helter Skelter” (1968); “Hey Jude” (1968) con il pubblico chiamato a cantare assieme a Erika; “Golden Slumbers” (1968) altro pezzo nella mia personalissima top play list dei Beatles; “Here Come The Sun” (1969); “Lady Madonna” (1968) il brano che ha ispirato lo spettacolo.

Il bis, richiesto a gran voce dal pubblico, in realtà è un ulteriore pezzo proposto dal gruppo, “Let it Be” (1970) che chiude perfettamente il tema della serata.

Ricca di saggezza la morale conclusiva, perché nonostante le emozioni che la vita ci riserva, belle o brutte che siano, vanno prese con leggerezza, smettendo di rimuginare sulle cose; invece, lasciandosi andare al percorso che il quotidiano ci offre ricercandone l’opportunità.

Opera Prog dei Time Machine: ancora un sold out al Rex!

Guest star Tony Pagliuca delle Orme.

di Enrico Daniele

foto di Daniela Gobbato

Ormai è una costante e quasi non fa più notizia l’ennesimo sold out al Cinema Rex, specie per le rassegne curate dal direttore artistico Charlie Agostini.

Protagonisti, sabato 22 marzo, i Time Machine, gruppo assai noto nel padovano e non solo, forte della versatile voce del front man, Tiziano Franco, capace di esprimersi con innata disinvoltura in brani anche molto diversi tra loro.

Con Tiziano, sul palco del Rex alla chitarra elettrica Maurizio Santato, Giuliano Bernardinello alla batteria, Riccardo Mercatelli alle tastiere e Stefano Schiavon al Basso.

Il concerto, in due parti, ha presentato nella prima la quintessenza del progressive-rock inglese.

Si inizia con la sontuosa “Fanfare For The Common Man” di Emerson Lake & Palmer, brano che il trio britannico ha ripreso dall’omonimo di Aaron Copland, riarrangiato con gli stilemi tipici della nascente onda musicale rispetto alla partitura originale che ha portato a oltre 9 minuti la lunghezza del brano. Sullo schermo del Rex le famosissime immagini dello Stadio Olimpico di Montreal dove gli E.L.P. avevano registrato il video.

Dopo un altro must degli E.L.P., “Lucky Man”, due brani dei Jethro Tull: “Locomotive Breath” e “Aqualung” tratti dall’omonimo album del 1971, il loro quarto, che certamente meglio identifica la produzione discografica della band che, dopo fasi alterne, dal 2017 è tornata a calcare le scene musicali.

La rivisitazione delle band britanniche da parte dei Time Machine è proseguita con due pezzi dei Kim Crimson: “Epytaph” e “The Court of the Crimson King” tratti dall’omonimo primo album pubblicato dalla band nata nel 1968, seguita da due dei Genesis, “Abacab” e “ I Know Wath I Like”, quest’ultimo quando era ancora a cantare il camaleontico Peter Gabriel.

A Salty Dog” dei Procol Harum, ha riportato indietro negli anni il pubblico del Rex perché il brano era diventato famoso in Italia per essere stata la sigla del programma televisivo per ragazzi “Avventura”.

Chiudono la prima arte dello spettacolo due pezzi dei Pink Floyd: “Time” da “The Dark Side Of The Moon” album del 1973 sul percorso psicofisico umano con inizio e fine (nascita e morte) scandita appunto dal tempo, e “Confortably Numb” dall’album “The Wall” del 1979.

L’intermezzo tra la prima e seconda parte è una vera sorpresa ed è lo stesso Tiziano Franco, con una certa emozione, a presentare l’ospite che lui stesso ha definito come un suo mito, sin da quando da giovane aveva iniziato a coltivare la musica: Tony Pagliuca, storico tastierista e compositore delle Orme, uno dei gruppi che in Italia hanno dato maggior visibilità al progressive-rock.

Pagliuca, pescarese di nascita, ma veneziano di adozione (i suoi genitori si trasferirono a Marghera quando lui aveva solo 2 anni), non dimostra assolutamente i suoi 78 anni, specie quando inizia a suonare la tastiera messagli a disposizione sul palco, ed insieme ai Time Machine sfodera tutto il suo talento in un medley che ha fatto saltare sulle poltrone il pubblico del Rex.

Dalle Orme al Banco del Mutuo Soccorso il passo è breve: “R.I.P.” e “Non mi rompete” i due brani omaggio alla band che con Orme, Premiata Forneria Marconi e Area, hanno rappresentato anche all’estero il progressive-rock italiano. I due pezzi sono anche un omaggio al compianto Francesco Di Giacomo, storica ed inconfondibile voce tenorile della band romana perito in un incidente stradale nel 2014.

Concerto grosso” del New Trolls, fanno da apertura a due pezzi della Premiata Forneria Marconi che chiuderà il programma: la meravigliosa “Impressioni di Settembre” e “È festa”, sì perché tutto il concerto è stato una festa per gli oltre 300 spettatori.

Per il bis, chiesto dal pubblico, i Time Machine hanno scelto “Wish You Were Here” dei Pink Floyd, brano del 1975 che avevano dedicato al loro ex front man Syd Barret, allontanato dalla band a causa di seri problemi mentali, ispirato proprio all’ultimo giorno in cui Barret fu visto dagli altri componenti della band britannica.

Applausi scroscianti del pubblico in standing ovation a salutare la band che, grazie anche ai suoni e alle luci, ha proposto uno spettacolo veramente ben curato sia nella scelta dei brani che negli arrangiamenti.

Il prossimo appuntamento musicale per il pubblico del Rex sarà il 12 aprile prossimo con “Lady Madonna” un omaggio ai pezzi dei Beatles dedicati alla donna di Erika De Lorenzi e la sua band.

Non dimenticate le tre proiezioni “musicali” previste per il Rex Movie 2025, tre docufilm da non perdere:

Mercoledì 26 marzo alle 21 “DallAmeriCaruso”, il concerto di Dalla al Village Gate di New York nel 1986;

Mercoledì 9 aprile, alle 21 “Becoming Led Zeppelin”, storia artistica della band britannica;

Lunedì 28 aprile, ore 18:50 e Martedì 29 aprile, ore 21 i Pink Floyd nel “Live At Pompei”.

Prevendite sul sito del Rex e ai botteghini durante l’orario di apertura.

Tre per Uno: la festa per Charlie Agostini

Rex sold out per il compleanno del mimo padovano.

di Enrico Daniele

foto di Paolo Piccirilli

Come da previsioni, lo spettacolo “Tre per Uno” messo in scena sabato 15 marzo al Cinema Teatro Rex di Padova, ha registrato l’ennesimo sold out.

Ma era chiaro sin dall’inizio che il pubblico era presente al Rex per festeggiare il compleanno di Charlie Agostini (70 anni portati magnificamente) e i 51 di carriera artistica.

Infatti, la quasi totalità aveva già assistito alle tre rappresentazioni su Gaber, Jannacci e Dalla, proposte dalla Compagnia Strapalco nella scorsa stagione teatrale. Quella di sabato, però, non è stata un’offerta da supermercato (prendi tre, paghi uno), come ho sottolineato scherzando col pubblico durante la presentazione della serata, ma il meglio delle tre rappresentazioni.

Gli artisti in scena hanno confermato il loro solido affiatamento, sempre più evidente sia nell’arrangiamento dei pezzi, curato dall’immenso Alessandro Modenese, che nell’interpretazione vocale della sublime Laura Pirri e dello stesso Modenese.

Il resto lo hanno fatto i mimi, Charlie e Renato Cestaro (quest’ultimo abile anche nelle percussioni), l’attore Alessandro Benfatto, cui poco servirebbe il microfono considerato il suo forte e caratteristico timbro vocale e le ballerine Laura De Nicolao e Irene Franceschet, che hanno dato leggera pienezza al tutto.

Una menzione a Giovanni Modenese, giovanissimo figlio di Alessandro, alla sua seconda apparizione al Rex col suo flauto traverso.

La regia di Ernesto Aufiero, le luci di Samuele Bianco e i suoni di Nicolò Sajeva, hanno plasmato uno spettacolo pienamente riuscito.

Il pubblico ha partecipato, come consueto, con grandi applausi, specie sul “Caruso” di Dalla, la “Torpedo blu” di Gaber, il “Cesare” di Jannacci.

Gran finale con “Il Riccardo” e “La libertà” di Gaber, con il pubblico invitato a cantare con Modenese quest’ultimo pezzo che ha sigillato la bella serata.

All’uscita del teatro il buffet dolce per tutti con spumante, offerto dalla casa.

Tanti i riconoscimenti d’affetto per Charlie che, ancora una volta sollecitato da me dopo lo spettacolo, al microfono ha ribadito che all’inizio si era dato il termine della sua carriera artistica quando avrebbe compiuto 40 anni.

Ne sono passati altri 30 da quella volta e tutti ci aspettiamo che Charlie continui ad indossare la maschera e i guanti bianchi ancora per molto tempo!

Mimo Charlie: un silenzio che ci allieta da 51 anni

Perché ho fatto il mimo? Un antidoto alla mia innata timidezza.

di Enrico Daniele

Foto per gentile concessione di Carlo Agostini

In occasione del suo 70° compleanno, abbiamo incontrato il Mimo Charlie, al secolo Carlo Agostini. E lo troviamo nel suo piccolo regno, il Cinema Rex, nel quale ha condiviso ed allietato il pubblico padovano con innumerevoli spettacoli di successo.

Chi parla tanto accelera senza inserire la marcia scriveva Mogol.

Per questo ho deciso di fare il mimo, gli fa eco Charlie, rispondendo alla nostra domanda sul perché abbia scelto di praticare un’arte antica, quasi dimenticata dagli artisti di oggi, che con i gesti e le movenze esprime ciò che le parole, da sole, non sempre riescono a dire.

MKM: Da quanto tempo fai il mimo e da dove nasce questa tua passione?

Charlie: Proprio a marzo di quest’anno sono 51 anni che faccio il mimo. Infatti, ho cominciato nel 1974.

La passione nasce forzatamente: un antidoto alla mia difficoltà di parlare in pubblico. Da giovane ero molto timido – un po’ lo sono ancora – e facevo fatica ad esprimermi a parole di fronte ai miei compagni.

Perfino le interrogazioni orali, a scuola, le facevo sotto forma scritta. Ricordo che in quarta elementare la maestra mi fece fare una scenetta dove non dovevo parlare e mi trovai a mio agio; tuttavia, la passione per la mimica nacque quando avevo 19 anni. Mi piaceva il teatro, ma non recitare e iniziai come artista di strada.

MKM: Quali sono stati i tuoi punti di riferimento artistico?

Charlie: Certamente il primo artista cui mi sono ispirato è stato il grande Charlie Chaplin e successivamente Marcel Marceau, autore di una mimica straordinaria. Sono rimasto impressionato soprattutto da Gaber che oltre ad essere un grande cantautore, aveva una notevole gestualità.

Ma alla lista aggiungerei i grandi attori comici come Stanlio e Ollio, Jacques Tati, lo spilungone transalpino che recitava in giacca e cravatta, l’inarrivabile premio Nobel Dario Fo e il gruppo cabarettistico milanese de I Gufi.

MKM: Qual è il ricordo più bello che ti ha regalato la tua arte?

Charlie: Nella mia carriera artistica ho contato più di duemila spettacoli nei palchi cittadini, in Italia e anche qualche puntatina all’estero, a volte davanti a pochi intimi ma anche a 10.000 spettatori.

Senz’altro l’emozione più grande della mia vita esibirmi per mezzora al PalaEur di Roma di fronte a così tanti spettatori in attesa dell’intervento di Papa Wojtyla. Alla fine, mimavo sulle note di “L’anno che verrà” di Lucio Dalla con tutti i 10.000 del pubblico che si misero a cantare!

Poi, uscendo dal palco, incrociai il Santo Padre che, con mia estrema sorpresa, mi disse: “Ci diamo il cambio…abbiamo lo stesso nome…”. Un episodio che non dimenticherò mai. Comunque, ogni volta che riesco a strappare un sorriso al pubblico beh, ecco, per me è un grande momento di gratificazione.

MKM: Periodicamente tieni corsi di formazione inerenti alla mimica e gestualità.  Chi sono i tuoi allievi?

Charlie: I miei laboratori dove insegno gestualità, mimica e clowneria, accolgono ogni genere di persone: bambini, giovani, uomini e donne di qualsiasi età. La propongo a tutti coloro che vogliono perfezionarsi o anche solo comprendere la mia forma d’arte. Mi piace che alla fine di ogni corso a loro rimanga un po’ di me.

MKM: In futuro vedi qualcuno che possa percorrere la tua carriera artistica?

Charlie: In tutta onestà, per ora non vedo nessuno. La mia è un’arte un po’ diversa dalla sola mimica pura. Soprattutto ci vuole costanza.

Quando ho iniziato io non c’erano tutte le “distrazioni” che ci sono oggi e quindi adesso è più difficile trovare chi abbia l’interesse e la voglia di dedicarsi con spirito di sacrificio ad un’arte complessa, che ha bisogno di molto allenamento e tanta passione.

Da giovane mi dicevo che a 40 anni avrei smesso; invece, mi ritrovo a 70 ancora a inventare, costruire, provare e riprovare e poi ad esibirmi sul palco.

MKM: Cosa rispondi a chi critica la tua forma d’arte, considerandola teatrino da anni ’50?

Charlie: Capisco che la mia è un’arte di nicchia…il mimo richiama sempre una figura malinconica e triste, ma nei miei spettacoli cerco di dare anche un’impronta comica, gioiosa, per non appesantire le performance.

Magari la gente preferisce il teatro comico puro e capisco chi abbia più difficoltà a capire la mia. Per questo, nel tempo, alla mimica pura ho aggiunto la musica, le canzoni, i balletti, la recitazione. Il teatro-canzone, appunto, che è quello che propongo insieme ai miei colleghi della Compagnia Strapalco.

MKM: Hai un legame strettissimo con il Rex – praticamente la tua seconda casa – ed il suo pubblico ti segue numeroso ogni qualvolta proponi uno spettacolo. Ci spieghi com’è nato il fortunato connubio Charlie-Rex?

Charlie: Presto detto. Sono nato a poche centinaia di metri dal Rex. Entravo a vedere il cinema dalla prima all’ultima proiezione, al punto di farmi chiudere dentro!

I miei primi spettacoli li ho presentati qui, spesso con il sold out, come succede quasi sempre anche adesso. La rassegna “E qualcosa rimane”, giunta ormai al decimo anno, ne è un esempio.

Spero che il Rex (ndr. la sala cinema-teatro più vecchia di Padova) viva ancora per molte stagioni…per me sarebbe una perdita enorme non potermi più esibire qui. Il Rex è parte di me stesso, il Mimo Charlie si identifica col Rex.

MKM: Sei un giovanotto che ha appena compiuto 70 anni, ti diverti e fai divertire il pubblico col teatro canzone insieme ai colleghi della Strapalco; organizzi da 10 anni con successo la rassegna “E qualcosa rimane”. Quali sono i tuoi progetti per quando sarai grande?

Charlie: I progetti più immediati sono quelli di proporre ancora dei laboratori formativi. In estate replicheremo “Domenico Sputo, in arte Lucio Dalla”, lo spettacolo su cantautore bolognese alla Corte Benedettina di Legnaro.

Con il regista Ernesto Aufiero c’è l’idea di mettere in piedi un teatro-cabaret…e poi c’è sempre la rassegna EQR che spero di programmare per l’undicesima volta come direttore artistico…ma devo anche fare i conti con l’età che avanza…

Ringraziamo e lasciamo andar via il Mimo Charlie, alle prese con le ultime prove dello spettacolo Tre per Unoche andrà in scena al Rex sabato 15 marzo, senza tuttavia augurarci che non appenda i guanti bianchi al chiodo, ma continui ad allietarci con le sue performance ancora per molto tempo, perché possano appassionare e coinvolgere chi, come lui, abbia la voglia e l’entusiasmo di portare avanti la sua arte silenziosa che, con garbo, entra da 51 anni nei nostri cuori.

LDL al Rex: un bel viaggio

Città, viaggio e natura, il percorso musicale dello spettacolo.

di Enrico Daniele.

Foto di Paolo Tiberi.

Non delude il pubblico del Rex la “sorpresa” LDL, il trio acustico con Laura Tiberi alla voce e chitarra, con Davide Zanella al basso (e voce) e Luca Palmarin alle percussioni, ieri sera accompagnati dal sax di Jack Barbierato, che ha presentato lo spettacolo “Dentro la valigia– in viaggio verso me.

Un plauso quindi al direttore artistico Charlie Agostini che, anche nelle novità per il pubblico del Rex, riesce a cogliere i giusti consensi.

Il viaggio proposto da LDL parte dalla città, vissuta con le parole e la musica di “Piazza Grande” di Dalla, arrangiata con ritmi vicini ai lusitani, per poi saltare oltre oceano nella New York cantata dall’ “Englishman” Sting, interpretato dalla voce di Davide Zanella. Si resta a “New York state of mind”, stavolta con Billie Joel cui segue un’inedita versione di “Stayin alive”, mai sentita in arrangiamento acustico, tuttavia molto interessante ed apprezzabile. In città il viaggio finisce con la “Napule è”, omaggio a Pino Daniele.

Ma dalla città si fugge in un viaggio che, con il “Sì viaggiare” di Battisti, il “Giudo piano” di Concato, ci inoltra in ideale percorso lontano dal trambusto cittadino per portarci alle origini, nella natura, senza tuttavia dimenticare le “Strade” dei Subsonica, con le armonie impreziosite dal sax di Barbierato, attraversando la bellissima “Ah che sarà” che la Mannoia ha duettato sia con Pino Daniele che con Ivano Fossati (quest’ultimo autore del brano assieme a Chico Buarque de Hollanda). E in natura bisogna restare senza mezzi per potersela godere, quindi ci si arriva col “Big yellow taxi” dei Counting Crows.

È ancora Sting che ci introduce nella parte conclusiva del viaggio nei campi dorati di “Fieldes of gold”, battuti dal “Hard sun” di Eddy Wedder, seguito dal malinconico realismo di Fabi nel brano “Ha perso la città”, salvo poi inebriarsi con “L’ombelico del mondo” di Jovanotti, ritmato anche dal pubblico, che ci porta infine nella dolce “La vita è bella” (Beautiful that was), indimenticabile colonna sonora dell’omonimo film di Benigni,  portata al successo dall’israeliana Noa.

L’atto finale è lasciato ad un grande del pop, Michael Jackson e la sua “Man in the mirror”, uno specchio dove tutti ci dobbiamo guardare e chiedere se il nostro sia un viaggio che vale la pena di percorrere o se sia necessario cambiare rotta.

Finisce con gli applausi del pubblico una terza serata di valore per gli arrangiamenti acustici dei brani proposti, dove sicuramente il sax di Barbierato ha dato una significativa impronta, senza togliere nulla ai ritmi dettati dalle percussioni di Palmarin. Bella e particolare la voce di Laura Tiberi, che merita senz’altro di essere riascoltata.

L’appuntamento, l’ultimo per la rassegna, è rimandato all’ 8 marzo prossimo, Festa della donna, cui la rassegna è dedicata, con le “Dieci voci”, navigando, di Martina Micaglio che darà voce a dieci donne cantanti tra il 1960 e il 1990.

Come sempre, le prevendite al Rex negli orari di apertura, o su internet accedendo al sito del cinema.

Vento di passione: Pino Daniele e Giorgia interpretati da Rita Muro.

Seconda entusiasmante serata al Rex per la rassegna “E qualcosa rimane” ed. 2025.

di Enrico Daniele

Al direttore artistico Charlie Agostini piace vincere facile.

E non poteva essere certo diversamente sabato 8 febbraio nella seconda, meravigliosa, serata della rassegna “E qualcosa rimane” edizione 2025, la decima, quando sul palco del mitico cinema Rex è andato in scena lo spettacolo “Vento di passione” con protagonista assoluta la splendida voce di Rita Muro.

Per la seconda volta al Rex, l’interprete napoletana ma padovana di adozione, ha presentato un repertorio tagliato su misura per lei, come gli abiti indossati durante le due ore sul palco, regalando al pubblico (ndr. sold out anche sabato) un crescendo musicale che ha percorso il periodo dal primo Pino Daniele sino alla collaborazione con Giorgia, partendo però dal brano pubblicato postumo, a dieci anni dalla scomparsa del cantautore blues man napoletano, “Again” con la proiezione del video nel quale Daniele suona in casa di un altro napoletano doc, l’indimenticato Massimo Troisi.

Napul’è” del 1977, “Je so pazz” del 1979, “A me me piace o’blues” del 1980 e “Yes i Know my way” del 1981 le principali cifre stilistiche che hanno fatto conoscere Pino Daniele al grande pubblico, ed interpretate magistralmente dalla Muro, accompagnata nella sua performance da quattro talenti: Andrea Badan alle tastiere e pianoforte, curatore degli arrangiamenti e “braccio destro” di Rita; la splendida chitarra di Rudy Michelutti espressa in maniera impeccabile nelle sue forme, acustica ed elettrica, così come il tempo scandito con competenza dalla batteria di Marco Campigotto e dalla ritmica del basso di Max Braga.

Intensa e romantica la parte centrale del concerto, con il brano “Quando” (1991), colonna sonora del film di Troisi “Pensavo fosse amore e invece era un calesse” che ci ha portato alla chiave di volta dello spettacolo con “Vento di passione” – singolo scritto e cantato da Pino Daniele e Giorgia nel 2007.

Da Pino a Giorgia il passo è breve e quasi non si sente, perché è ben nota la collaborazione della singer romana che si è affidata alla produzione del cantautore napoletano per numerosi successi.

Rita Muro si dichiara ispirata da Giorgia, una “maestra” la definisce, e fa suo il vigore interpretativo, cantando con grande “naturalezza” brani dalle estensioni incredibili per noi comuni mortali, marchio di fabbrica di Giorgia.

La gradevolissima sorpresa, tenuta nascosta ai più, l’invito a salire sul palco a due grandi amici di Rita: Marco Mengato e Laura Pirri che con lei hanno un sodalizio artistico “vecchio” ormai di vent’anni, i “Whitevoices”, apprezzatissimo vocal trio soul-gospel-funky, con il quale infiamma il pubblico sulle note di “Di sole e d’azzurro”, brano del 2001.

Un finale di concerto in crescendo con “Il mio giorno migliore”, “C’è da fare”, un “Nessun dolore” di battistiana memoria e “Spirito libero” che anticipa il bis finale con “Vivi davvero” che chiude un concerto ben fatto, curato nei dettagli dalla regia di Alice Bortoletto.

Prossimo appuntamento della rassegna il 22 febbraio con il trio acustico LDL, con protagonista femminile Laura Tiberi.