LMI: sulle orme di De André incanta il REX
Lo spettacolo del Laboratorio Musicale Italiano ha inaugurato l’11a edizione della fortunata rassegna curata da Charlie Agostini.

di Enrico Daniele
(credit photo Massimo Tosi)
È iniziata col piede giusto l’11a rassegna di “E qualcosa rimane”, curata dal direttore artistico Charlie Agostini, con il supporto organizzativo dello staff del Cinema Rex.
Sabato 24 gennaio il pubblico non si è fatto attendere ed in gran numero ha risposto all’appello, riempiendo la platea della sala cinematografica che quest’anno festeggia i 70 anni di apertura. Un traguardo prestigioso e che anche in questa stagione riserverà al pubblico iniziative culturali ad ampio spettro.
Ad aprire simbolicamente la stagione del REX, la prima serata di EQR ha visto esibirsi sul palco il Laboratorio Musicale Italiano (LMI) che ha presentato un omaggio a Fabrizio De André.
“Sentiero De André” – questo il titolo dello spettacolo – ha raccontato il cammino sulle tracce del grande cantautore genovese con una cifra stilistica assolutamente personale ed inedita, rispetto alle consuete proposte.
Infatti, brani più conosciuti al grande pubblico hanno, invece, lasciato il posto a pezzi che hanno scavato più nel profondo del pensiero di De André, con temi inerenti al mondo degli emarginati (Città vecchia, Anime salve, Smisurata preghiera) o a quello della prostituzione (Bocca di Rosa, Via del Campo, Marinella).
E se “…le canzoni non bastano a fermare la guerra…” De André ci prova e la descrive a suo modo con “La guerra di Piero”, così come con “Sand Creek” ce ne racconta gli orrori.
LMI ripercorre altri temi della discografia di De André: “Il testamento di Tito” che esprime la critica ad una rigida applicazione dei Dieci Comandamenti; “Andrea” congli aspetti della personalità, l’omosessualità; “Ho visto Nina volare” segna il ritorno ai ricordi della sua giovinezza, o quelli legati al sequestro, con Dori Ghezzi, in Sardegna (Hotel Supramonte) dove c’è una sorta di compassione verso i suoi carcerieri. E poi la sua Genova (Creuza de ma) con il linguaggio della gente che percorre quel sentiero che porta al mare.
“…dove lo stato lascia un buco, mafia e camorra lo riempiono…” è la feroce satira sul rapporto tra lo Stato e la criminalità organizzata nella popolarissima ironica “Don Raffaè”.
Notevoli le espressioni musicali impresse dalla band con l’alternarsi delle voci di Alessandro Modenese (anche chitarra) e Giuseppe Cadamuro, il dolce ed intenso tocco al violino di Francesca Balestri, gli arrangiamenti di Andrea Uliana alle tastiere, il ritmo mai invadente del basso di Valter Bertollo e della batteria di Nik Chiappini. Belle le incursioni della “genovese” voce narrante di Massimo D’Onofrio.
Due ore di spettacolo che hanno coinvolto il pubblico chiamato più volte a ritmare le canzoni col battito delle mani, specie in “Volta la carta” brano che ha chiuso la bella serata.
Prossimo appuntamento al Rex il 7 febbraio con la Golden Soul Band che proporrà “Men & Women of soul” – voci femminili e maschili a confronto.







