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Domenico Sputo, in arte Lucio Dalla all’Astori di Mogliano

Lo spettacolo della Compagnia Strapalco di Padova omaggio al grande cantautore bolognese.

di Enrico Daniele

Sabato 16 maggio alle ore 20.45 sarà il Teatro Astori di Mogliano Veneto il prossimo palcoscenico dove la Compagnia Strapalco presenterà al pubblico “Domenico Sputo, in arte Lucio Dalla” spettacolo di teatro-canzone che tanto successo ha riscontrato ogni qualvolta è andato in scena nel padovano, inanellando “sold out” ad ogni rappresentazione.

 È basato su uno degli elementi caratterizzanti l’intera discografia di Dalla, il mare, che troviamo in molti brani portati al successo dal cantautore scomparso nel 2012: tra gli altri ricordiamo “Caruso”, “Itaca”, “La casa in riva al mare”, “Com’è profondo il mare”, “Stella di mare”.

Verrà aperta quindi una sconfinata finestra sul mare, da dove lo spettatore potrà dare uno sguardo al futuro.

L’unione di musica, parole, danza e canzoni avrà l’effetto di un incontro fatto per ballare, desiderarsi, magari amarsi.

In scena Charlie Agostini (mimo); Alessandro Benfatto (attore), Renato Cestaro (mimo-percussionista), Laura De Nicolao e Irene Franceschet (ballerine) con l’accompagnamento musicale di Alessandro Modenese (chitarra e voce), Laura Pirri (voce), Giovanni Modenese (flauto traverso) e Massimo Braga (contrabbasso).

La regia è di Ernesto Aufiero, con gli allestimenti scenici e le luci di Samuele Bianco.

Produttore esecutivo Gianfranco Coccia.

Per informazioni:

Associazione Amici della Musica Mogliano Veneto – Paolo 3489025425; Claudio 3487265243

Compagnia Strapalco – Charlie 347 440 9953

Un concerto da…Stadio!

Grande successo per i “Ragazzi Acqua e Sapone” nella 4a serata di EQR 26 al Rex.

di Enrico Daniele

Credit Photo: Roberto Prognesi

Al Cinema Teatro Rex, sabato scorso, abbiamo vissuto un vero e proprio concerto da stadio nella 4a serata della rassegna “E qualcosa rimane” ed. 2026 con i Ragazzi Acqua e Sapone nello spettacolo che ha omaggiato gli Stadio, la band di Gaetano Curreri nata a fine degli anni ’70 sotto l’ala musicale di Lucio Dalla, cui sono stati per anni il gruppo spalla, prima di intraprendere un percorso autonomo ricco di indimenticabili successi.

Andrea Badan, Direttore Artistico e ideatore del progetto, può essere più che soddisfatto perché notevole è stato l’apprezzamento del pubblico che ancora una volta ha lasciato pochissimi posti liberi nella sala di Sant’Osvaldo.

Un tributo impreziosito dalle due voci maschili che hanno interpretato i brani della band bolognese. Nella prima parte del concerto, infatti, è stata quella di Romer Marini a scaldare il pubblico con una performance equilibrata, pur personale e leggermente distante da quella del front man degli Stadio. Ancor più lontana e inconfondibile l’esecuzione di Marco Mengato, solitamente impegnato in contesti musicali molto diversi da quelli proposti sabato, che ha associato agli elaborati vocalizzi le movenze sceniche che lo definiscono inequivocabilmente come un marchio di fabbrica.

Ottimo tutto il contesto dei musicisti che ha messo in evidenza la perizia di Davide Mangano alla chitarra e la ritmica precisa del basso di Giulia Falcomer e della batteria di Denis Centanin. Il sax di Matteo Pescarolo, la tromba di Thomas Vedovato e il trombone di Felicia Porter hanno dato corpo alla sezione fiati che, in un concerto degli Stadio non poteva certo mancare.

Tutto poi orchestrato sapientemente da Andrea Badan con le sue tastiere elettroniche, capaci di esprimersi sia nella forma di pianoforte che in quella di organo, compresi gli straordinari effetti che, insieme all’ impianto luci (Ionel Boldescu) e audio (Filippo Archesso), hanno fatto sì che il pubblico si sentisse veramente come all’interno di uno stadio. Nascosta, ma non per questo meno evidente ed apprezzata, la regia di Alice Bortoletto, omaggiata a fine concerto con le mimose, consegnate anche alle altre donne della band.

Simpatici gli intrattenimenti di Donatella Badan che, tra l’altro, hanno anche messo in luce i collegamenti tra le canzoni ed il contesto storico in cui i brani sono stati scritti (bella la citazione sul brano “Generazione di fenomeni”, il cui titolo fa riferimento ad una frase coniata dal telecronista Rai Jacopo Volpi, associata alle vittorie mondiali della Nazionale di volley guidata da Julio Velasco).

Tanti i successi riproposti, oltre al già citato: “Un disperato bisogno d’amore”, “Chiedi chi erano i Beatles”, “Chi te l’ha detto”, “Sorprendimi”, “La faccia delle donne” e, non poteva mancare, l’irriverente “Grande figlio di puttana” tra gli altri esibiti.

“Acqua e Sapone”, brano principale nella colonna sonora dell’omonimo film di Carlo Verdone, ha chiuso una serata che ha confermato la qualità delle proposte del Direttore Artistico della rassegna, Charlie Agostini, che all’inizio del concerto ha ringraziato pubblico e staff organizzativo del Rex per il grande contributo messo in atto anche in questa undicesima edizione della rassegna.

Prossimo appuntamento il 21 marzo con Gianluca Amore che proporrà “E tu come stai”, un tributo a Claudio Baglioni.

EQR 26: Omaggio agli Stadio

I “Ragazzi Acqua e Sapone” nella prima assoluta al Rex.

di Enrico Daniele

Sabato 7 marzo con inizio alle ore 21 il Cinema Teatro Rex di Sant’Osvaldo propone la quarta serata della rassegna “E qualcosa rimane” ed. 2026.

Stavolta lo spettacolo proposto sarà un omaggio agli Stadio, una delle band che ha caratterizzato la musica italiana tra la fine degli anni ’70 – quando erano gruppo di supporto a Lucio Dalla – sino agli anni 2000 culminati con il successo al Festival di Sanremo del 2016 con il brano “Un giorno mi dirai”. Molto apprezzato il loro ritorno sul palco dell’Ariston proprio nell’ultima edizione della kermesse italiana quando, nella serata “cover”, hanno cantato “L’ultima luna” di Dalla in coppia con Tommaso Paradiso.

“Sin da giovanissimo ho apprezzato gli Stadio – ci racconta Andrea Badan, direttore artistico de “I Ragazzi Acqua e Sapone” – Ho sposato subito i loro gusti musicali e lo scorso anno ha iniziato a prendere forma un’idea che avevo da tempo, cioè quella di realizzare uno spettacolo in omaggio alla band di Curreri & C.”

Notevole l’influenza di Dalla nel percorso artistico della band nata a Bologna nel 1977 e la proposta di sabato prossimo si lega a doppio filo con quella del Direttore Artistico della rassegna Charlie Agostini, che con la Compagnia Strapalco sin dal 2023 omaggia Dalla con “Domenico Sputo, in arte Lucio Dalla”, la pièce che infila “sold out” ad ogni rappresentazione.

“Lo spettacolo che proporremo – continua Badan – è costruito ispirandoci a Stadio Mobile Live, primo album dal vivo degli Stadio del 1993, con arrangiamenti sviluppati personalmente e adattati strada facendo alle caratteristiche dei componenti della band”

Band composta, oltre che da Andrea Badan (piano), dalle voci di Marco Mengato e Romer Marini; dalla batteria di Denis Centanin, il basso di Giulia Falcomer, la chitarra di Davide Mangano, e dalla sezione fiati con il sax di Matteo Pescarolo, la tromba di Thomas Vedovato e il trombone di Felicia Porter. Voce narrante Donatella Badan.

Realizzazione grafica e organizzazione a cura di Alice Bortoletto. Sound engineer Filippo Archesso e Light designer Ionel Boldescu.

Premesse, queste, che pongono molte aspettative all’affezionato pubblico del Rex per il prossimo sabato.

Come di consueto, la corsa all’accaparrarsi il biglietto per la serata è iniziato da tempo ma qualche posto è ancora disponibile per gli ultimi ritardatari.

Sarà possibile effettuare l’acquisto del biglietto (euro 12 – posto numerato) presso il botteghino del Rex negli orari di apertura, o tramite il sito a questo link https://ticket.cinebot.it/rex/titolo/1000.

Tre per Uno: la festa per Charlie Agostini

Rex sold out per il compleanno del mimo padovano.

di Enrico Daniele

foto di Paolo Piccirilli

Come da previsioni, lo spettacolo “Tre per Uno” messo in scena sabato 15 marzo al Cinema Teatro Rex di Padova, ha registrato l’ennesimo sold out.

Ma era chiaro sin dall’inizio che il pubblico era presente al Rex per festeggiare il compleanno di Charlie Agostini (70 anni portati magnificamente) e i 51 di carriera artistica.

Infatti, la quasi totalità aveva già assistito alle tre rappresentazioni su Gaber, Jannacci e Dalla, proposte dalla Compagnia Strapalco nella scorsa stagione teatrale. Quella di sabato, però, non è stata un’offerta da supermercato (prendi tre, paghi uno), come ho sottolineato scherzando col pubblico durante la presentazione della serata, ma il meglio delle tre rappresentazioni.

Gli artisti in scena hanno confermato il loro solido affiatamento, sempre più evidente sia nell’arrangiamento dei pezzi, curato dall’immenso Alessandro Modenese, che nell’interpretazione vocale della sublime Laura Pirri e dello stesso Modenese.

Il resto lo hanno fatto i mimi, Charlie e Renato Cestaro (quest’ultimo abile anche nelle percussioni), l’attore Alessandro Benfatto, cui poco servirebbe il microfono considerato il suo forte e caratteristico timbro vocale e le ballerine Laura De Nicolao e Irene Franceschet, che hanno dato leggera pienezza al tutto.

Una menzione a Giovanni Modenese, giovanissimo figlio di Alessandro, alla sua seconda apparizione al Rex col suo flauto traverso.

La regia di Ernesto Aufiero, le luci di Samuele Bianco e i suoni di Nicolò Sajeva, hanno plasmato uno spettacolo pienamente riuscito.

Il pubblico ha partecipato, come consueto, con grandi applausi, specie sul “Caruso” di Dalla, la “Torpedo blu” di Gaber, il “Cesare” di Jannacci.

Gran finale con “Il Riccardo” e “La libertà” di Gaber, con il pubblico invitato a cantare con Modenese quest’ultimo pezzo che ha sigillato la bella serata.

All’uscita del teatro il buffet dolce per tutti con spumante, offerto dalla casa.

Tanti i riconoscimenti d’affetto per Charlie che, ancora una volta sollecitato da me dopo lo spettacolo, al microfono ha ribadito che all’inizio si era dato il termine della sua carriera artistica quando avrebbe compiuto 40 anni.

Ne sono passati altri 30 da quella volta e tutti ci aspettiamo che Charlie continui ad indossare la maschera e i guanti bianchi ancora per molto tempo!

“DallAmeriCaruso. Il concerto perduto”

Per gli 80 anni dalla nascita di Lucio Dalla il docu-film sarà nelle sale cinematografiche il 20, 21 e 22 novembre.
A Padova al Porto Astra, al Lux e al The Space Cinema di Limena.
di Enrico DANIELE
(fonte Radio Capital)

La copertina del vinile in ristampa

Era il 1986 e al Village Gate di New York, che fu tempio del jazz, Lucio Dalla si esibiva in uno straordinario concerto live le cui riprese, in parte perdute, sono state recuperate, restaurate e rimasterizzate, ora a disposizione del pubblico nei giorni 20, 21 e 22 novembre in moltissime sale italiane.

A 80 anni dalla nascita, questo è l’ennesimo tributo al grande artista bolognese, scomparso a Montreux (sede di un celebratissimo festival jazz) il 1° marzo del 2012.
Il film, per la regia di Walter Veltroni, ripercorre i momenti magici di quel concerto, ma racconta anche la genesi di “Caruso”, brano portante dell’album “DallAmeriCaruso”, pietra miliare della discografia di Dalla con più di 38 milioni di copie vendute nel mondo.
Dalla scrisse la canzone successivamente al concerto live di New York.

Si trovava al largo del golfo di Sorrento, quando restò in panne col “Catarro”, la sua barca, e fu rimorchiato in porto. Trascorse la notte all’Hotel Excelsior dove alloggiò nella stanza che fu di Enrico Caruso. Dal racconto che ne fece il barista dell’hotel, nacquero testo e musica della canzone che è un tributo ad un amore “impossibile” (la leggenda vuole che Caruso, ormai malato ed in fin di vita si fosse innamorato di una sua allieva), ma anche un inno alla canzone napoletana e melodica italiana.

Un capolavoro che mancava al live registrato a New York, che Dalla introdusse cambiando il nome originario all’album (DallAmerica) che diventò appunto “DallAmeriCaruso”, dove Dalla è accompagnato dalla sua band, gli Stadio.

Nel docu-film sono molti i personaggi che danno la loro testimonianza, ripercorrendo sia i momenti del concerto live ma anche quelli della scrittura di “Caruso”.
Per gli appassionati, è prevista anche l’uscita (il 1° dicembre – Sony Music) di un doppio cd, un doppio vinile (una versione in nero e una colorata) del concerto dal titolo “DallAmeriCaruso – Live at Village Gate, New York 23/03/1986”.

Lucio Dalla, 4 marzo 1943

Una delle canzoni più amate del cantautore bolognese, scomparso il 1° marzo 2012
di Enrico Daniele

Oggi, Lucio Dalla avrebbe compiuto 77 anni. Infatti, lo straordinario ed eclettico cantautore era nato a Bologna il 4 marzo del 1943.
La sua morte improvvisa, per infarto, era avvenuta nella notte del 1° marzo 2012 a Montreux, cittadina Svizzera affacciata sul Lago di Ginevra, dove Dalla si era esibito la sera prima.

4 marzo 1943”, contrariamente a quanto si possa pensare, non è una canzone autobiografica. Scritta in collaborazione con Paola Pallottino (della paroliera romana altri famosi brani di Dalla: “Il gigante e la bambina”, “Il bambino di fumo”, “Un uomo come me” e “Anna Bellanna”) racconta la storia di una ragazza madre, rimasta incinta per un amore passeggero con un soldato alleato.

Prima dell’uscita al Festival di Sanremo del 1971, cantata anche dall’Equipe 84 e classificatasi terza, la canzone subì la pesante scure della censura sia nel titolo, inizialmente “Gesubambino”, che nel testo. Il brano, nella stesura originale, era stato presentato da Dalla nel dicembre del 1970 al Duse di Bologna, dove la frase “E ancora adesso che gioco a carte e bevo vino, per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino” era invece “E anche adesso che bestemmio e bevo vino, per ladri e puttane sono Gesù Bambino”.

Sono molte le versioni della canzone.
All’estero è stata portata al successo da Maria Betania e Chico Buaque de Hollanda, nei paesi di lingua spagnola. Una versione fu cantata anche da Dalida e un’altra da Francesco De Gregori che la pubblicò col testo originale nell’album “Sotto il vulcano”.

4 marzo 1943” resta uno dei brani simbolo che, al pari dello zucchetto di lana e degli occhiali tondi, rappresentano l’icona caratteristica del grande e amato cantautore bolognese.

Il testo di “4 marzo 1943”:

Dice che era un bell’uomo e veniva, veniva dal mare
parlava un’altra lingua, però sapeva amare
e quel giorno lui prese a mia madre, sopra un bel prato
l’ora più dolce, prima d’essere ammazzato.

Così lei restò sola nella stanza, la stanza sul porto
con l’unico vestito, ogni giorno più corto
e benché non sapesse il nome e neppure il paese
mi aspettò come un dono d’amore, fino dal primo mese.

Compiva sedici anni, quel giorno la mia mamma
le strofe di taverna, le cantò a ninna nanna
e stringendomi al petto che sapeva, sapeva di mare
giocava a far la donna, col bambino da fasciare.

E forse fu per gioco, e forse per amore
che mi volle chiamare, come Nostro Signore
della sua breve vita il ricordo, il ricordo più grosso
è tutto in questo nome, che io mi porto addosso

e ancora adesso che gioco a carte e bevo vino
per la gente del porto io sono, Gesù Bambino
e ancora adesso che gioco a carte e bevo vino
per la gente del porto io sono, Gesù Bambino.